Napoli. “Aurora Rubra” di Maria Saggiomo in esposizione dal 14 al 22 febbraio 2025 presso la Galleria “Q.S. Apri Sipario”
(Di Marianastasia Lettieri)
NAPOLI. Ieri sera è stata inaugurata presso la Galleria Q.S. Apri Sipario” in Vico Lungo Gelso, 49, la personale di Maria Saggiomo, “Aurora Rubra”, in corso fino al 22 febbraio
Aurora Rubra è il percorso ideato dall’artista Maria Saggiomo in occasione di San Valentino per celebrare l’Amore e le sue ramificazioni radicate nel terreno della vita.
L’istantaneità del sorgere del sentimento amoroso ispira all’artista il titolo latino “Aurora Rubra” che infonde nell’acuto osservare la volontà di afferrare quell’attimo in cui avviene il passaggio dall’ultima fase del crepuscolo al sorgere del sole: un attimo di magia unita a follia in cui la profondità si sovrappone alla leggerezza.
L’arte di Maria parte da tessuti, scelti con cura e meticolosità, che si fanno arte attraverso un consapevole studio delle trasparenze che consentono o il libero passaggio della luce o un sublime effetto eco con l’oscuramento della superficie velare.
La cultrice d’arte rende visibile il carattere ancipite del sentimento amoroso: leggero e delicato al suo sorgere, per poi diventare profondo, fitto e intenso quando giunge a maturazione.
Nella fase di pittura en plein air allargata l’artista con i suoi tessuti incontra ortogonalmente la verticalità della natura e con i suoi colori riesce a restituire allo sguardo di chi osserva l’armoniosa fusione dei piani: artistico-naturale.
Una mano consapevole, quella della Saggiomo che irrompe nella natura e rende possibile toccare con lo sguardo la fittezza della natura terrena con la sua spinosità e, al contempo, trafiggere la sottile velatura e trascendere la propria materialità per aeriformarsi nella superiore immensità eterea.
Proprio nell’immensità del blu l’artista cuce il suo legame con la natura che si riproduce per l’amore dei suoi figli inseminata dallo sciame di vento impollinatore.
Dall’abbraccio delle radici unite, i fiori elevano il loro capo per effondere il loro persuasivo odore nelle valli circostanti nonostante le coperture che minacciano di piegare il loro capo.
L’Amore nell’interpretazione dell’artista innamorata della natura è come quel fiore scomposto che, da germoglio, da piccola fogliolina, labile e movibile al soffio del vento, può crescere, infittirsi e diventare un solido roseto che riserva momenti aurei alternati a impigli.
Dal roseto alle rosette tra le opere della pittrice della natura spunta anche un asfodelo, fiore alle cui radici si attribuivano poteri magici, se nascoste tra le vesti, potevano far innamorare la persona desiderata e, nelle prime fasi del cristianesimo, questo fiore era simbolo per le spose di oblio per il passato e promessa per il futuro.
Alla soglia della transizione , in armonia con il passaggio delle stagioni in natura, anche l’amore è freccia del cambiamento dalla freddezza dell’esser soli al calore della condivisione, dall’aridità dell’individualità alla fioritura della speranza nella coltivazione continua del sentimento reciproco.
L’amore è luce velata, è quel fuocherello che sempre deve esser attizzato, è il rubore in volto al primo incontro e leggerezza di pensieri. Amare è sentirsi più verdi dell’erba ed eternizzare interiormente quella prima manifestazione dell’aurora fugace, vento e promessa per l’avvenire.

