San Giorgio a Cremano. Inaugurazione mostra “L’Arte Ritrovata. La bellezza del divino”. Opere dal XVII al XIX secolo
(di Marianastasia Lettieri)
SAN GIORGIO A CREMANO. Stamattina presso Villa Bruno è stata inaugurata la mostra di opere dal XVII al XIX secolo “L’Arte Ritrovata. La bellezza del divino”.
Come ha sottolineato il Sindaco Giorgio Zinno questa mostra ha consentito la riscoperta di opere rinchiuse nel caveau di San Giorgio a Cremano. Da due anni, insieme al vicesindaco Pietro De Martino, il Sindaco ha dato avvio a questo percorso culturale conclusosi con l’esposizione presso il piano nobile di Villa Bruno. Alcune opere furono acquistate insieme a Villa Bruno, altre provengono dalla Chiesa del Cimitero cittadino, sempre di proprietà del Comune.
L’idea di questo incontro è stata la valorizzazione dell’Arte, in particolare, in un Comune che vanta ben trenta ville vesuviane.
Volontà dell’amministrazione è stata quella di portare queste opere alla visione di tutti.
Una mostra frutto di un lavoro collettivo, dai dipendenti comunali alle istituzioni, fino al forte contributo dato da tutti gli amanti della Città di San Giorgio a Cremano.
Il vicesindaco della città ospitante Pietro de Martino ha sottolineato che, dopo quarantacinque anni di esilio forzato (deposito) per le opere, è arrivato il momento per la comunità di San Giorgio di avere un sito museale. Il fiore all’occhiello è l’audio guida che accompagnerà gli amanti dell’arte lungo il percorso.
Insomma, un percorso che valorizzerà l’identità del territorio.
Ha fatto seguito l’intervento del Presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane Gennaro Miranda che ha puntato l’attenzione su come l’ente tuteli, promuova e valorizzi il patrimonio artistico.Se il paesaggio è il volto della patria, le ville vesuviane sono l’anima del territorio e Villa Bruno è il fiore all’occhiello delle ville del Miglio d’Oro che con questa mostra sugella anche il profondo legame della comunità sangiorgese con l’Arte Sacra.
È intervenuto poi il professore Andrea Spiriti, docente presso l’Università degli Studi Insubria Varese-Como sull’Importanza della riscoperta culturale. In mostra, nel corpus di matrice partenopea tra seicento e settecento si erge centrale il dipinto attribuito a Francesco Solimena, un bozzetto che ritrae San Francesco D’Assisi che estende la regola a francescani, clarisse, terziari e terziarie; non un bozzetto realizzato dai suoi allievi come copia del maestro, ma un bozzetto preparatorio con varianti iconografiche. La storiografia collocherebbe il bozzetto intorno al 1705, anno in cui Solimena realizzava per la committenza dei Carafa di Stadera la pala, oggi maggiore, di San Girolamo delle Monache a Napoli. E questo sottolinea anche come l’arte sia elemento di interrelazione tra il cuore di Napoli e le sue appendici. Per il docente la mostra ha senso lì dove è una premessa di stabilizzazione e visione della memoria, in particolar modo alla costruzione della memoria devono concorrere l’elemento familiare, devozionale e plurigenerazionale.
È, poi, intervenuto in qualità di sovraintendente il dott. Mariano Russo sul legame tra senso della bellezza e la nostra identità. Interessante lo spunto di riflessione che il sovraintendente ha tratto dal libro “La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvaeteva” del filosofo bulgaro Tzvetan Todorov, ispirato al romanzo “l’idiota” di Fëdor Dostoevskij: la ricerca dell’assoluto è distruzione dell’arte. L’uomo è per sua natura imperfetto e l’arte è rivelatrice dell’essere.
Dalla Madonna del Carmine all’adorazione dei Magi questa mostra “L’Arte ritrovata. La bellezza del divino” presenta momenti di dialogo tra sacro, umano, visibile e invisibile.
Altro compito fondamentale della sovraintendenza è il restauro e, a questo proposito, il sovraintendente Mariano Russo ha citato Cesare Brandi e la sua teoria del restauro: “il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro”(Cesare Brandi, Teoria del restauro, 1963). La restituzione di un’opera d’arte rappresenta la restituzione di un significato, essa torna a parlare alla comunità con i suoi simboli e la memoria. La Bellezza è una necessità dell’anima, non è mai solo ornamento, trasforma e dà senso all’esistenza.
Infine ha concluso i lavori Sua Eccellenza il Prefetto Michele di Bari.
Il suo intervento è iniziato con una citazione tratta dal saggio il Giorno e la Notte di Georges Braque, tra i padri del cubismo novecentesco in Francia:”L’ Arte è fatta per turbare non per rassicurare”
Dalla Bibbia all’ ispirazione degli artisti oltre agli approfondimenti tecnici necessari, anche all’amministrazione è assegnata la sfida dei secoli.
Ha profondamente segnato la carriera del Prefetto di Napoli l’affresco del XIV sec. Del Lorenzetti “Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo”, per il quale quest’ opera è l’Archetipo per capire fin dove un amministratore deve ottemperare per tutelare l’interesse pubblico.
Poi Di Bari si pone la domanda” Perché un’Opera artistica è tale? Forse, perché incarna la visione trascendente dell’essere, lo spirito dell’uomo che vuole andare oltre e comunicare all’altro. A questo proposito, di profondo valore simbolico sono i tagli di Lucio Fontana, su un semplice strato di tela gli uomini possono ritrovarsi in un medesimo squarcio, quello che ognuno ha in sé e lo riconnette all’”Eterno del Tempo” come Dante usava dire in una delle sue terzine nel XXXI Canto del Paradiso, quando colmo di stupore, si nutriva della luce emanata dalla Trinità nell’Empireo celeste.
La via della Bellezza aiuta a camminare nel medesimo senso di marcia e a crescere nel sociale. Sia approcciandosi al territorio, sia ritrovandosi nelle opere del passato è possibile trovare la propria identità. Fede e bellezza in questo incontro hanno reso possibile una connessione di anime per tutti coloro che sperano che la cultura possa operare una trasformazione che parta da dentro. Al taglio del nastro ha partecipato anche l’artista Luigi Grossi

