Napoli. Al teatro Augusteo concerto del Maestro Roberto Vecchioni a sostegno della “Fondazione Melanoma”
(di Marianastasia Lettieri)
NAPOLI. Ieri il Maestro Roberto Vecchioni si è esibito sul palco del Teatro Augusteo nel suo concerto ” Tra il Silenzio e il Tuono-tour”.
La serata è stata realizzata a favore della “Fondazione Melanoma”, associazione contro i Melanomi; infatti, è salito sul palco il Professore Paolo Antonio Ascierto.
Un concerto dedicato a tutti coloro che combattono contro questa malattia, a chi ce l’ha fatta e a chi come Salvatore, l’amico di Vecchioni, purtroppo non ce l’ha fatta.
L’artista ottantaduenne ha sostenuto con grinta due ore di spettacolo piene di emozioni, con il sogno di raggiunger i centoventisei anni, e, magari, ritrovarsi sempre all'Augusteo.
Si, perché il teatro è quel luogo protetto, almeno si spera, da bombardamenti e guerre commerciali, un luogo dove, nell’immaginario del cantautore, poter far festa come un carnevale, ben al di là trombette e mascherine che, con la loro plasticità, contribuiscono a inquinare il mondo.
《L'infinito, forse, non si trova al di là del colle e della siepe di leopardiana memoria, ma al di qua》sostiene il Professore Vecchioni.
Secondo quanto ha dichiarato il Professore Ascierto sul palco, Vecchioni é stato capace di portare la cultura in concerto.
Dai racconti di Gauguin su Van Gogh, di Ranieri su Leopardi il cantautore, con la sua voce calda e intensa, ha acceso i riflettori sulla sofferenza, un privilegio dell'umanità che nessun sistema di intelligenza artificiale può imitare.
Un concerto che ha fatto emozionare e riflettere soprattutto sull'importanza della prevenzione, in ricordo dell' amico Salvatore, che purtroppo non ce l'ha fatta.
Emozionante l'interpretazione di Vecchioni della Ginestra e del perché Leopardi l'avrebbe scelta come fiore simbolo, nonostante cresca alle pendici desertiche del Vesuvio: per la sua essenza e per la sua capacità di emettere il suo profumo, nonostante tutto intorno fosse deserto.
Dalla lezione in musica di Vecchioni:《Non sono le apparenze, né il contesto che ti circonda, ma chi tu veramente sei...》
Vecchioni su quel palco è stato l’incarnazione di quel fiore con la sua capacità di emozionarsi e fare emozionare.
Per concludere con una riflessione sul teatro resta impressa la storia del Malore di Molière, la cui essenza è che il pubblico vuole sentirsi dire ciò che sa, ha paura del nuovo.
È qui che entra in gioco Oscar Wilde con una sua sentenza:« Dire cose stupide in modo intelligente perché anche gli stupidi si sentano intelligenti».
《Gli artisti sono inutili, o almeno così pare, non hanno alcuna incidenza sul PIL, ma sono gli unici in grado di emozionare, così chiosa Vecchioni al termine del suo concerto.

