Napoli. L’intervista al Professor Gian Maria Zaccone in occasione del Seminario “La devozione popolare dall’umanità del Bambino del presepe al crocifisso della Sindone”.

(di Marianastasia Lettieri)

NAPOLI. In occasione del Seminario “La devozione popolare dall’umanità del Bambino del presepe al crocifisso della Sindone" in programma domani alle ore 10:00 presso  San Lorenzo Maggiore ho intervistato il Prof. Gian Maria Zaccone, direttore del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone.

Di seguito l’intervista 

Venendo al seminario di cui domani sarà relatore, che cos’è che unisce le fasce del Bambino nella mangiatoia al lino della Sindone?

Nella Chiesa Medievale i momenti dell’infanzia e della Passione sono strettamente uniti in un recupero teologico ma anche affettivo della realtà dell’incarnazione. Si pensi a San Francesco, uomo di profonda amorevole spiritualità, devoto non solo della Passione di Cristo, ma anche grande cultore del Bambino Gesù. Per il Santo d’Assisi non c’era iato tra la sua costante meditazione sulla Passione, le stimmate e la tenera devozione verso il fatto di Betlemme, come dimostra il momento della ricostruzione del Mistero dell’incarnazione a Greccio. Ma non solo lui: penso a san Bernardo, san Pier Damiani, sant’Anselmo, Aelredo di Rierlvaux, santa Chiara, sant’Antonio di Padova solo per citarne alcuni Per tornare al titolo del seminario, vediamo ad esempio che nelle rappresentazioni orientali della Natività il Bambino è strettamente avvolto in fasce, così come racconta Luca, allo stesso modo con cui sempre Luca ci dice che Gesù sarà avvolto nella Sindone. Due citazioni di tessuti, dunque, all’inizio e alla fine. Diventa quindi interessante recuperare il senso religioso dei tessuti perché non solo nella religione ebraica e cristiana, ma anche in tutte le altre ad esempio quella egizia, i tessuti hanno da sempre rivestito un’importanza notevolissima; pertanto, ho pensato di unire i due momenti dell’incarnazione e della morte di Gesù nel segno del tessuto. Nella devozione, nella Pietà della Chiesa, e poi, nella pietà popolare vari sono i luoghi in cui sono conservati dei frammenti di tessuto, che vengono definiti come le fasce di Gesù Bambino. Il seminario li ricorderà, insieme alle tante altre citazioni di tessuti nel NT, per offrire soprattutto uno spunto di riflessione che potrà forse portare a un successivo approfondimento.

 Perché attira così tanto la Sacra Sindone?

San Giovanni Paolo II la definì “Specchio del Vangelo”. Chiunque, credente o non credente, abbia letto o sentito parlare della Passione e Morte di Gesù Cristo, davanti alla Sindone non può che ritrovare una drammatica illustrazione della narrazione evangelica.

Indipendentemente dalle proprie convinzioni circa la sua origine o la reale appartenenza al corredo funerario di Cristo, nella Sindone ognuno può trovare un sostegno alla propria meditazione. Occorre però ricordare la dottrina della Chiesa ancor oggi vigente che si rifà a quanto stabilito nel Secondo Concilio di Nicea quando si iniziò a risolvere la questione iconoclasta e fu sancito che il credente, nel momento in cui si accosta a un’immagine sacra come pure a una reliquia, deve rivolgere la devozione – quella che i Greci chiamavano “proskúnesis” (la venerazione, l’onore) – non all’immagine, ma a Colui al quale l’immagine, la reliquia rimandano. La venerazione non si deve alla rappresentazione, ma al rappresentato.

La Provvidenza mette sulla strada degli uomini (fatti di corpo e sensi) tutti questi strumenti affinché possano essere d’aiuto per giungere alla meditazione di Colui al quale essi rimandano.

Perché la devozione popolare ha sempre bisogno di aggrapparsi a qualcosa di tangibile per poter credere?

Dal momento che Dio ha dotato gli uomini, non essendo puri spiriti, di cinque sensi, perché non utilizzarli!

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