Napoli. Tre i vincitori del Premio “Elsa Morante Musica” : Fiorella Mannoia, Carlo Di Francesco ed Alfredo Rapetti Mogol, per la canzone “Mariposa”. 

(di Marianastasia Lettieri)

NAPOLI. Presso l’Auditorium degli Studi Rai di Napoli, in occasione della XXXVIII edizione del Premio Elsa Morante, il Presidente  del Premio Tiuna Notarbartolo si è lasciata  ispirare dal cinquantenario della pubblicazione del Romanzo “La Storia”  di Elsa Morante.

Per l’edizione di quest’anno la giuria,  presieduta dalla scrittrice Dacia Maraini, ha proclamato tre vincitori per la sezione musica: Fiorella Mannoia, Carlo Di Francesco ed Alfredo Rapetti Mogol, per la canzone “Mariposa”.

Di seguito l’intervista e l’intervento di Fiorella Mannoia durante la cerimonia di Premiazione.

Mariposa” già vincitrice del Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo a Sanremo, oggi insignita del Premio Elsa Morante. Come si sente a ottenere questi riconoscimenti portando, con questa canzone,  la storia della donna?

《Mi sento contenta,  un premio fa sempre piacere e la tematica della donna la porto avanti da sempre. Questa è una canzone per le donne e sull’orgoglio di essere donna》.

In dialogo con la Candidata al Nobel Dacia Maraini e con il direttore del CPTV Rai di Napoli Antonio Parlati la Mannoia ha approfondito le origini della canzone.

《Stavo vedendo con Carlo una serie che si intitola “Il Grido delle farfalle”,  ispirata alle sorelle Mirabal. Quando mi giro e vedo Carlo che inizia a buttare giù delle frasi. Questa canzone è scaturita da una tragedia  accaduta nella Repubblica Dominicana alle quattro sorelle Mirabal, talmente belle da essere soprannominate “farfalle” e brutalmente massacrate per essere delle attiviste politiche sotto la dittatura del generale Trujillo. Furono uccise il 25 novembre del 1960. Non tutti sanno che Il 25 novembre ricordiamo la giornata contro la violenza  sulle donne,  anche in nome del sacrificio delle Sorelle Mirabal.

Proprio questa farfalla che abbraccia il fucile è un simbolo della battaglia che portano avanti le donne e io vedo anche le nostre partigiane come delle “farfalle con il fucile in mano” .Però, la canzone descrive le donne nel bene e nel male. Possiamo anche essere terribili esattamente quanto gli uomini. In questo acquerello c’è tutta la donna nel bene e nel male, dalla strega in cima al rogo fino ad arrivare ai giorni nostri. Grazie all’idea di Carlo e allo sviluppo di Alfredo Rampetti Mogol è nata una canzone in cui ognuno ha messo il proprio: io da donna e loro come ci vedono》. 

Continuando con l’intervista…

Nella sua canzone risuona l’eco di De André.  Che ruolo ha avuto questo personaggio nella sua vita?

《Per me è un onore che questa canzone lo ricordi.  De André , come molti della mia generazione, mi ha cambiato la vita. Sono entrata nel mondo degli adulti attraverso le sue canzoni》.

Il discorso poi, è stato approfondito dinanzi l’ampia platea dell’Auditorium degli Studi Rai di Napoli.

《La Musica vola veloce, passa di bocca in bocca. Io penso alle grandi cantanti americane degli anni Sessanta,  Settanta. Faccio riferimento, ad esempio, a  Nina Simone e alla forza  delle sue canzoni, una tra le tante” Strange Fruit”, che parla di strani frutti che pendono dagli alberi e di corpi neri impiccati. Oppure, pensate a quanta forza abbia avuto negli anni Settanta una canzone come "Imagine" di John Lennon e quante generazioni ha cambiato.
Non è da meno Fabrizio De André,  la mia vita è cambiata ascoltando le sue canzoni.  La prima volta che lo ascoltai sul giradischi, allora c'erano i 33 giri, rimasi sconvolta sentendo parlare di prostituzione,  di guerra, morti, droga. Mi trovavo davanti un mondo che, da infantile, non conoscevo.Quei racconti come la “Guerra di Piero” o la “Ballata degli Impiccati”sono arrivati da una voce così autorevole,  con una tal violenza, che  nulla mi ha sconvolto più di quella  voce.  Durante quell’ascolto ho sentito la forza di De André dentro me, mi ha cambiato.  Ho imparato a non giudicare mai nessuno, che non bisogna mai mettersi sul pulpito perché siamo tutti peccatori, tutti fragili. Penso che la musica abbia una forma di penetrazione che non ho riscontrato in nessuna altra arte》.

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