Sant’ Arpino. L’intervista al coreografo Fabrizio Monteverde presente per una Masterclass al concorso “Danzare”.

(di Marianastasia Lettieri)

SANT'ARPINO. Presso il Teatro Lendi giunge alla IV edizione il concorso “Danzare”, kermesse dedicata alla danza, in cui il maestro Fabrizio Monteverde terrà una Masterclass.

Il Maestro Fabrizio Monteverde inizia la sua carriera nel 1976 come attore e aiuto regista di Muzzi Loffredo. Parallelamente comincia a studiare danza presso il centro professionale di danza contemporanea di Roma. Coreografo residente presso il Balletto di Roma e  i da come missione rendere contemporaneo il balletto classico.

Ne parliamo direttamente con il coreografo Fabrizio Monteverde.

Da dove le è nata questa passione?

《E di origine teatrale, avendo iniziato nel teatro, quindi raccontando testi, drammi, commedie, questa cosa mi è rimasta nel DNA e, poi, il mio sogno non è mai stato fare il coreografo. In quanto regista di cinema la narrazione fa parte della mia natura》

Lei traspone il classico Shakespeariano “Romeo e Giulietta” in “Giulietta e Romeo” ponendo Il focus sulla figura femminile. Come mai dà maggior rilievo al personaggio in rosa?

《Se uno assiste al miei spettacoli, nel caso del dramma shakespeariano, si rende conto che la nutrice e Giulietta sono il motore, un po’ come nella vita, le donne guidano i sentimenti. Romeo è l’uomo innamorato, sempre un po’ sciocco, sottotono. Se uno legge la scena del risveglio dopo la notte d’amore di Romeo e Giulietta celebre è la scena in cui Romeo ascolta il canto dell’allodola annunciatrice del giorno, segnale per Romeo di andar via dal giardino dei Capuleti; invece per Giulietta quell’uccello è l’usignolo, che tutta la notte canta, e attraverso l’espressione del suo sentire, è come se Giulietta volesse continuare immersa in quella notte d’amore》

Maestro Monteverde, lei rivolge una particolare attenzione al mondo degli anziani nella sua riproposizione per il Balletto di Roma dello spettacolo “Il lago dei cigni. Ovvero il canto”. La danza può accompagnare passo per passo ogni fase della vita, abbracciando anche la Terza Età?

《Si, assolutamente si! Sta parlando con uno che è anziano, mi ci sono dovuto avvicinare per forza, per la natura (Con sorriso). Pina Bausch ci insegna! Ha realizzato uno spettacolo “i miei vecchi sono tutti dei ventenni” con delle maschere cinematografiche, però Pina Bausch riesce veramente a far danzare settantenni e ottantenni. Tutto deve nascere un po’ dal di dentro, se uno vuole danzare, danza!》.

Quanto lavoro psicologico è sotteso alle sue produzioni?

《È un lavoro perlopiù di studio del testo, ma nel momento in cui uno crea su degli strumenti umani, con i ballerini, non tutti, fino a prova contraria, devi fare un lavoro di empatia. Ci sono anche delle ballerine che detesto profondamente, come ci sono ballerini con i quali lavoro psicologico zero, perché non mi ci relaziono proprio. Con altri, invece, si crea un’empatia che è un dare e avere》.

Quanto dell’esperienza di vita inserisce nella produzione?

《Della mia vita non autobiografica naturalmente, della mia vita fatta di quello che mi piace, di quello che conosco, del cinema mi piace sempre mettere dei flash. La mia visione è molto cinematografica, lavoro molto sulle luci perché voglio mettere in luce del particolari》.

Per un danzatore quanto è importante la conoscenza dell’illuminotecnica?

《È una questione di sensibilità, un po’ come la musicalità, ci sono danzatori molto bravi tecnicamente ma totalmente anti-musicali con i quali devi lavorare molto per farli ascoltare e vivere degli accenti; stessa cosa ci sono ballerini totalmente ebeti, che se la luce si trova in un punto, riescono ad andare da tutt’altra parte.

Per stare in scena serve talento e soprattutto sensibilità per sapere cosa devi raccontare e trasmettere. La scena è fatta di tutto: musica, corpo, luce: ma spesso serve anche saper gestire il proprio costume》.

Prossimi progetti in cantiere?

《Io voglio smettere di lavorare. Sto rimontando produzioni del passato, attualmente, in collaborazione con la Cina, con istituti di cultura. Sicuramente per la prossima stagione sarà riproposta “Cenerentola”, una spettacolo portato in scena una decina di anni fa》.

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