Gricignano. Stop all’escalation criminale: arrestato boss del clan Autiero (“Scusuti”). Oltre alla stesa al bar del sindaco aveva pianificato un femminicidio da 20mila euro
GRICIGNANO DI AVERSA. D’intesa con il Procuratore della Repubblica si comunica che, lo scorso 27 luglio 2026, a Gricignano d’Aversa e nella provincia di Napoli, militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta hanno dato esecuzione a un decreto di fermo del Pubblico Ministero – emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 5 indagati, tra cui un’esponente di spicco del Clan Autiero, alias “i Scusuti” - storicamente collegato al clan dei Casalesi - ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, pubblica intimidazione con l’uso delle armi, porto e detenzione abusiva di armi comuni da sparo, aggravati dal metodomafioso.
Il provvedimento, adottato in via di estrema urgenza nelle more della conclusione delle attività investigative, si è reso necessario alla luce della riscontrata crescente escalation delle condotte aggressive del citato gruppo criminale. In particolare, l'attività investigativa, sviluppata anche attraverso attività tecniche, ha consentito di accertare l’esistenza di un sodalizio criminale, strutturato sulla base di un organigramma, con l’assegnazione a ciascuno di compiti e ruoli ben definiti.
Nel corso delle investigazioni, uno degli indagati, storico capo clan – libero vigilato, scarcerato nel 2024 dopo aver scontato 33 anni di detenzione, di cui 28 in regime di 41 bis – è stato identificato quale figura apicale del nuovo gruppo, riorganizzatosi a seguito della sua riacquisita libertà.
Unitamente allo stesso risultano indagate altre 2 persone, in riferimento a una ritorsione armata perpetrata nei confronti di un imprenditore e del Sindaco di Gricignano di Aversa, ai danni dei quali avrebbero organizzato una “stesa”, esplodendo colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di un bar della famiglia del primo cittadino e dell’abitazione dell’altra vittima, per vendicarsi di un asserito esposto trasmesso alle forze dell’ordine in cui si denunciavo gli affari illeciti di un sodale.
L’ulteriore sviluppo investigativo ha consentito di bloccare il progetto omicidiario ai danni di una donna, commissionato, a fronte del pagamento di una somma di € 20.000 (una parte della quale già elargita), dal suo ex compagno al citato capo clan, il quale aveva già individuato gli esecutori materiali e predisposto le modalità di dettaglio dell’attentato. In tale ambito è stato possibile delineare il movente del femminicidio nella ritorsione del mandante per la formalizzazione di una denuncia per stalking e revenge-porn della donna nei suoi confronti, nonché nella ossessiva gelosia maturata dopo l’interruzione del loro rapporto sentimentale.
Il 29 luglio il GIP presso il Tribunale di Napoli Nord, sebbene non abbia convalidato il fermo, ha ritenuto comunque sussistenti i presupposti cautelari, disponendo nei confronti dei 5 indagati l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.
Si evidenzia che i provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari degli stessi sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

