Sant’Arpino. Caso Campo Sportivo, il gruppo misto risponde all’ASD Città di Sant’Arpino:”Serve trasparenza, fuori gli atti su custodia e agibilità”

SANT'ARPINO. In merito alla replica diffusa dall’ASD Città di Sant’Arpino sul campo sportivo "Ludi Atellani", il Gruppo Consiliare Misto riafferma il proprio ruolo di controllo sulla corretta amministrazione dei beni pubblici. Con una serie di quesiti indirizzati alla società e all’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Ernesto Di Mattia, i consiglieri sollecitano verifiche su tre punti chiave: la presenza del presidio abitativo interno, l'idoneità igienico-sanitaria e la piena agibilità della struttura. Di seguito la nota integrale del gruppo consiliare.

"Prendiamo atto della risposta dell’ASD Città di Sant’Arpino sul campo sportivo comunale “Ludi Atellani”. 

Proprio perché nella nota si richiama più volte la necessità di partire da “fatti e documenti”, riteniamo doveroso fare chiarezza e porre alcune domande precise, alle quali ci aspettiamo altrettanto precise risposte documentali.

Nessuno ha messo in discussione il ruolo dell’ASD, l’attività sportiva svolta o gli interventi di manutenzione che la società dichiara di avere sostenuto per circa 28.000 euro. Se tali spese sono documentate, saranno naturalmente oggetto di verifica.

Ma tutto questo non risponde alla questione centrale che abbiamo posto.

La prima domanda è semplice: dove è previsto che all’interno del Ludi Atellani esista una “casa del custode”? Per quanto ci risulta, nell’impianto non è mai esistito un locale formalmente destinato ad abitazione del custode. Se esiste un atto che stabilisce tale destinazione, lo si renda pubblico.

Se invece quei locali hanno un’altra destinazione, allora è altrettanto doveroso sapere quale sia la loro effettiva destinazione d’uso e sulla base di quale atto amministrativo.

Il fatto che, come sostiene l’ASD, quei locali non siano più utilizzati come spogliatoi dal 2011 non significa automaticamente che siano diventati locali ad uso abitativo.

Ed è proprio questo il punto che deve essere chiarito.

La stessa ASD conferma nella propria nota la presenza all’interno della struttura di una famiglia composta da padre, madre e quattro figli e sostiene che la presenza sarebbe legata a una funzione di custodia e presidio notturno.

Bene.

Allora chiediamo, semplicemente, di conoscere:

  • dove è prevista nella convenzione sottoscritta con il Comune la possibilità di utilizzare locali dell’impianto come alloggio per il custode; 
  • quale atto amministrativo autorizza l’utilizzo dei locali come abitazione; 
  • quali locali sono stati messi a disposizione della famiglia e quale sia la loro effettiva destinazione d’uso; 
  • chi ha autorizzato la presenza dei quattro minori all’interno della struttura; 
  • se il Comune ha verificato l’idoneità dei locali sotto il profilo igienico-sanitario, della sicurezza e della destinazione d’uso; 
  • se l’Amministrazione comunale è formalmente a conoscenza della situazione e da quando; 
  • se sono stati effettuati sopralluoghi da parte degli uffici comunali competenti e se siano stati redatti relativi verbali; 
  • se la famiglia risulti eventualmente residente anagraficamente presso la struttura. 

E ancora: la persona che, secondo la nota dell’ASD, svolgerebbe la funzione di custodia è regolarmente assunta e contrattualizzata dall’ASD Città di Sant’Arpino? Se sì, con quale contratto e con quali mansioni?

Sono domande assolutamente legittime quando si parla dell’utilizzo di un bene pubblico e, soprattutto, quando all’interno della struttura risultano presenti quattro minori.

Non stiamo discutendo delle persone e del loro inserimento nella comunità. Questo è un argomento completamente diverso e che non ci interessa strumentalizzare.

Stiamo chiedendo una cosa molto più semplice: a quale titolo vengono utilizzati quei locali, chi lo ha autorizzato e se tutto ciò è conforme agli atti e alle norme applicabili.

Anche sull’agibilità riteniamo necessario fare chiarezza.

L’ASD afferma che il terreno di gioco è agibile e omologato dalla FIGC fino alla Prima Categoria.

Prendiamo atto di quanto dichiarato e chiediamo semplicemente di vedere l’attestato di omologazione, la relativa validità e le eventuali prescrizioni.

Ma occorre distinguere una questione dall’altra.

L’omologazione del terreno di gioco non equivale automaticamente alla piena agibilità dell’intero impianto sportivo.

Una cosa è il terreno di gioco; altra cosa sono l’intero complesso, gli spogliatoi, i servizi, gli impianti, gli accessi e tutte le strutture necessarie alla piena fruizione dell’impianto.

Per questo chiediamo di conoscere la documentazione relativa all’agibilità complessiva della struttura, alla sicurezza degli impianti, alla prevenzione incendi ove prevista e agli eventuali sopralluoghi e controlli effettuati.

E allora una domanda rimane inevitabile:

se il Ludi Atellani è pienamente fruibile per l’attività sportiva, perché le partite ufficiali e gli allenamenti della prima squadra vengono svolti ad Aversa?

È una domanda alla quale non si risponde semplicemente dicendo che il terreno di gioco è omologato.

Anche sui circa 28.000 euro di interventi di manutenzione dichiarati dall’ASD non abbiamo alcun problema a riconoscere il lavoro eventualmente svolto.

Ma, ancora una volta, visto che si parla di fatti e documenti, chiediamo di poter verificare:

fatture, rendicontazioni, autorizzazioni, documentazione tecnica e ogni altro documento relativo agli interventi effettuati.

Non è una contestazione preventiva della cifra. È semplicemente verifica amministrativa, soprattutto quando si parla di interventi effettuati su un bene di proprietà comunale.

C’è poi un aspetto che riteniamo particolarmente significativo.

Il sindaco Ernesto Di Mattia, invece di rispondere nel merito alle domande che abbiamo posto, finora non ha fornito alcun chiarimento pubblico su questa situazione.

Eppure, parliamo di un impianto di proprietà comunale e di una situazione che, secondo quanto dichiarato dalla stessa ASD, riguarda la presenza stabile di una famiglia con quattro figli minori all’interno della struttura. Il sindaco, in qualità di primo cittadino e legale rappresentante dell’Ente, non può semplicemente lasciare che sia il gestore a fornire spiegazioni.

La domanda è quindi rivolta anche a lui:

il Comune era a conoscenza della presenza della famiglia? Da quando? Chi ha verificato a quale titolo occupasse quei locali? È mai stata richiesta una relazione al gestore? Sono mai stati effettuati sopralluoghi? Esiste un atto comunale che autorizza o disciplina tale utilizzo?

Sono domande precise. E il silenzio dell’Amministrazione non può diventare una risposta.

NON È UNA POLEMICA. È TRASPARENZA.

Come Gruppo Consiliare Misto non stiamo facendo una guerra all’ASD e non intendiamo negare il lavoro eventualmente svolto per mantenere in funzione una struttura che presenta da anni evidenti criticità.

Stiamo facendo ciò che rientra nelle prerogative connesse all’esercizio del mandato dei sottoscritti consiglieri comunali: chiedere conto della gestione, dell’utilizzo e delle condizioni di un bene pubblico.

Per questo chiederemo formalmente al Comune, nell’ambito delle prerogative consiliari, la convenzione di gestione, gli eventuali atti integrativi, i titoli edilizi e le planimetrie disponibili, la documentazione relativa alla destinazione d’uso dei locali, gli atti relativi alla custodia o al presidio notturno, eventuali autorizzazioni all’utilizzo dei locali come alloggio, la documentazione sull’agibilità e sulla sicurezza dell’impianto, i verbali dei sopralluoghi e la documentazione relativa agli interventi di manutenzione dichiarati.

Non chiediamo altro. Fatti. Atti. Trasparenza.

Perché se, come sostiene l’ASD, tutto è regolare, sarà sufficiente mostrarlo attraverso i documenti.

Meno polemiche, più trasparenza. Fuori gli atti".

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