Napoli: Si compie ancora una volta il prodigio di San Gennaro e il Grossi ripropone la sua scultura e le serigrafie pop ispirate alla Mano del Santo.

(di Marianastasia Lettieri)

NAPOLI. Al Duomo, alle ore 9:59 quando il vescovo di Napoli Mimmo Battaglia ha estratto dalle teche le ampolle con il Sangue di San Gennaro, si è presentato ai fedeli allo stato già liquefatto.

Come ogni anno, nel giorno del ricordo del Santo Patrono e Protettore di Napoli, nel suo Atelier ai Quartieri Spagnoli l’artista Luigi Grossi allestisce una mostra Pop che ha come soggetto principale la Mano di San Gennaro.

L’esposizione serigrafica funge da completamento alla mostra “Metti la mano tua”, a cura della dott.ssa Mimma Sardella.

Dalla scultura alla Pop art è il filo conduttore della mostra. L’artista ha plasmato come le sue mani la Mano del Martire, che secondo le descrizioni dei Martirologio avrebbe avuto poteri speciali, tra cui quello di domare il fuoco. Le Bruciature sulla mano richiamerebbero alla memoria l’episodio in cui il martire sarebbe spirato sotto le persecuzioni di Diocleziano presso la Solfatara.

Quelle scanalature ricordano il ribollire della lava e quel sangue che ogni anno fedeli e pellegrini attendono che si sciolga. Quel rosso vivo è metonimia di quel Vesuvio che nel 1631 cercò di lavare Napoli invano, il prodigio si verificò per mezzo della statuetta di San Gennaro e tutta Napoli esultò. La mano fermò la lava.

Il giallo richiama il sole. In una fase di sincretismo religioso San Gennaro veniva sovrapposto al dio Mitra, divinità solare e anche lui capace di dominare il fuoco.

Gialla era la veste di Mitra, giallina la cera di San Gennaro tant’è che spesso viene chiamato “faccia ‘ngialluta” perché in una delle prime iconografie rinvenute apparirebbe questo volto giallo con il Vesuvio alle spalle.

Nella mostra di Grossi alla scultura si sovrappone il colore e dona una terza dimensione, s’intingono i polpastrelli e impronte digitali segnalano le missioni infallibili che ogni anno i fedeli, fissando il sangue sciogliersi, affidano al Protettore.

La Mitra del Tesoro di San Gennaro fatta di smeraldi, rubini e diamanti viene riprodotta dal Grossi con una serie di triangoli colorati che rendono la ricchezza popolare.

Immagini monumentali si piegano alla fatica della quotidianità.

Le fosse vulcaniche della Mano diventano i calli del lavoratore audace che si tinge di colori primari e secondari e trova il suo “lo” affidando la sua sorte al prodigio del 19 settembre.

Arte, alchimia o magia il Tesoro di Napoli inizia e finisce con San Gennaro, senza la cui mano la città, come dinanzi a un vigile, non avanza.

Tutti sono fermi al semaforo del suo sangue e quando si scioglie la città è “Napule è mille culure”.

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