Succivo. Da Vineau venerdì la degustazione verticale di Fiano è stata un viaggio nel tempo e nelle profondità dell’Irpinia
(di Idio Urciuoli)
SUCCIVO. Venerdì 30 ottobre, gli spazi di Vineau, in corso Umberto I al civico 97 a Succivo, hanno ospitato una straordinaria degustazione verticale dedicata al Fiano di Avellino delle Cantine Ciro Picariello. Una serata che ha saputo fondere l'atmosfera suggestiva del luogo con una narrazione enogastronomica di altissimo profilo, iniziata con un'affascinante visita alla grotta ipogea e proseguita sotto la guida autorevole e appassionata del sommelier Giovanni Reccia.
Prima di addentrarsi tra i calici e le portate, è doveroso ricordare l'eredità storica di questo vitigno nobilissimo. Le radici del Fiano affondano nell'antichità classica: coltivato già dai Romani, era conosciuto come Vitis Apiana per la dolcezza delle sue uve capaci di attrarre gli sciami d'api. Fu l'Irpinia, con i suoi suoli vulcanici, argillosi e calcarei soggetti a forti escursioni termiche, a trovarne la culla d'elettività. Un legame indissolubile con il territorio sancito prima dall'ottenimento della DOC nel 1978 e culminato poi, nel 2003, con il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), disciplinare severo che ne tutela l'eccellenza, la purezza e la tipicità produttiva in 26 comuni della provincia di Avellino.
L'incipit della serata si è svolto nella suggestiva enoteca con un entrée d'accoglienza: un gambero mandorlato, abbinato al Fiano di Avellino DOCG base. Prodotto da uve provenienti dai vigneti di Summonte (situati a 650 metri sul livello del mare) e Montefredane, questo vino affronta un affinamento di 10 mesi in vasche d'acciaio inox e 2 mesi in bottiglia. Un ingresso piacevole sul piano gustativo, dove il gambero, impeccabile nella sua ordinarietà, ha trovato nel Fiano giovanissimo un compagno ideale: la sua spiccata freschezza e l'acidità netta hanno ripulito con precisione la bocca dalla componente grassa della maionese.
Ci si è poi spostati nella suggestiva cornice della locanda, ubicata proprio di fronte all'enoteca, per dare il via alla vera e propria verticale. La prima portata ha visto protagonista il "Ciro 906" annata 2024, servito insieme a un mezzo pacchero di Gragnano con baccalà. Per chi conserva un approccio romantico e tradizionalista che tende a escludere i vini bianchi in presenza del pomodoro, il Fiano rappresenta una felice smentita. È un vino "magico", sui generis, la cui spina dorsale e la straordinaria predisposizione all'invecchiamento gli consentono di reggere sfide complesse. Il mezzo pacchero,caratterizzato da importanti picchi di sapidità, ha trovato un perfetto punto d'incontro con la struttura del vino, i cui tipici profumi di nocciola si sono distinti con assoluta chiarezza.
Si è passati poi al "Ciro 906" della vendemmia 2023, proposto in abbinamento a un piatto di pasta mista con patate e frutti di mare. Se la preparazione culinaria, pur buona, non ha destato particolari slanci, è stato il calice a rubare la scena: a un anno di distanza in più, il Fiano acquista carattere, lasciando emergere quelle note selvatiche e territoriali tipiche dell'Irpinia.
La crescita è apparsa ancora più evidente con l'ingresso dell'annata 2021 del "Ciro 906", servita insieme a una bistecca di Caciocavallo podolico e funghi porcini. Qui si è raggiunto il vero "cerchio della felicita". Ormai maturo e complesso, il vino ha dialogato alla perfezione con un piatto essenziale, ma visceralmente legato alle montagne verdi irpine. Un abbinamento che ha saputo di ritorno a casa, dove il formaggio e i porcini hanno trovato nella terza dimensione del Fiano il loro naturale compimento.
A chiudere la degustazione è stato l'abbinamento con la Riserva "Al Ge Lo", servita accanto a un coniglio all'ischitana. Un matrimonio gustativo che "fa un altro campionato". Di fronte a un coniglio cucinato ad arte, questa imponente riserva affinata in legno, dotata di una struttura imponente e di un bouquet olfattivo ampio e profondo, ha esaltato ogni singolo profumo e aroma della preparazione, suggellando una serata che ha celebrato al meglio la grande enologia campana.

