‘Rest in Power’ Michaela Mabinty De Prince. L’etóile del Boston Ballet si è spenta a soli 29 anni.

(di Marianstasia Lettieri)

Michaela Mabinty DePrince, solista del Boston Ballet, se ne è andata  a soli 29 anni in punta di piedi.

Le motivazioni della scomparsa della Mabinty sono ancora ignote, ma in un’intervista che i fratelli Erich e Mia hanno rilasciato alla BBC, la loro famiglia, in questa settimana,è stata gravata da due lutti: quello di Michaela e della mamma Elaine . 

Michaela era nata in Sierra Leone in Africa dell’Ovest. Perse suo padre durante la Guerra Civile. Poiché non avevano abbastanza cibo, la madre cedeva la sua parte, al punto che moriva di fame pur di nutrire la figlia. Orfana di entrambi i genitori, a soli tre anni fu abbandonata da suo zio in orfanotrofio. Qui Michaela subì sevizie perché considerata una “figlia del diavolo” per la sua vitiligine, malattia della pelle che si manifesta sotto forma di chiazze bianche. Nel buio della vita, in orfanotrofio le capitò un giorno di imbattersi in una pagina di una rivista. Su quelle pagine le parve di vedere una fata e, pur non sapendo cosa fosse, sentiva il bisogno che quell’arte entrasse a far parte della sua vita come sorgente di speranza, tant’è che quella pagina di rivista l’ha sempre conservata nelle sue mutandine.

All’età di quattro anni fu adottata da una coppia del New Jersey che sin da subito la iscrisse a scuola di danza. Sin da bambina si dedicò a quest’arte con sacrificio e dedizione. In un’intervista ricordava che si era esercitata a lungo per portare in scena lo “Schiaccianoci”, ma a poche settimane prima dell’esibizione, il suo sogno veniva Infranto perché l’America – le dissero – non era ancora pronta per una Maria scura.

Micaela va oltre il “Degas bianco” e dimostra che una vera ballerina, anche se di carnagione scura e con paio di scarpette color marzapane può interpretare un fiocco di neve nello “Schiaccianoci”

La sierraleonese da circa otto anni era anche ambasciatrice per “War Child”, organizzazione che si occupa di garantire protezione,

nutrimento e benessere psicologico ai bambini in guerra, per i quali i fratelli hanno chiesto di destinare donazioni in luogo dei consueti omaggi floreali durante le cerimonie funebri. Il fratello Erich spera che il mondo possa ricordare Michaela come una persona che ha lavorato duramente per migliorare le vite altrui

‘Rest in power’ è l’ultimo saluto che i cari le rivolgono, pressappoco simile al nostro “Riposa in pace”: si usa soprattutto tra le Comunità di neri e LGBTQ per commemorare una morte, considerata ingiusta, come quella di Michaela che si è spenta a soli 29 anni. 

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