Sant’Arpino dice addio a Maria “di tutto un pò”, donna simbolo di un’epoca e pezzo autentico di storia quotidiana

(di Idio Urciuoli)

SANT'ARPINO. Ci sono persone che non hanno bisogno di monumenti, perché il loro nome è già inciso nella memoria di un paese. Maria Capasso, per tutti a Sant’Arpino semplicemente “Maria di tutto un po’”, era una di queste. Con la sua scomparsa se ne va un pezzo autentico di storia quotidiana, fatta di relazioni, ascolto e umanità. Di gomme comprate, gelati, detersivi e di materiale scolastico dell'ultimo minuto preso nel corso di quei fantastici anni ottanta e novanta.

Nata il 28 novembre 1940, Maria è stata per 24 anni (dal 1973 al 1997) il cuore pulsante di un piccolo grande mondo: il bazar di via Gramsci dove davvero si poteva trovare “di tutto un po’”: detersivi, gelati, piccoli generi alimentari, materiale scolastico ma soprattutto una parola buona, un consiglio sincero, uno sguardo attento. Quel negozio era un luogo di incontro, di ritrovo, un punto fermo per intere generazioni. Dal 1997, per ragioni di spazio, l’attività è passata nelle mani dei figli e si è trasferita in via Di Vittorio, dove ancora oggi continua a vivere. Un passaggio di testimone che non è mai stato una rottura, ma una continuità naturale: perché ciò che Maria aveva costruito non era fatto solo di scaffali, ma di valori.

Vedova dal 21 settembre 1992, Maria ha cresciuto cinque figli (quattro maschi e una femmina) e ha visto crescere dieci nipoti, nove maschi e una femmina. Per loro era il centro, il riferimento, il rifugio. Ma la sua idea di famiglia non si fermava ai legami di sangue.

"Per lei la famiglia era una sola, tutta la comunità santarpinese, - racconta il nipote Elpidio D’Errico, per tutti Lavidio - Sant’Arpino per lei non era un luogo, ma una responsabilità. È stata un punto fermo, un luogo dell’anima prima ancora che fisico. Una persona capace di ascoltare tutti e di dare consigli a persone di ogni fascia d’età".

Nella zona della scuola media, Maria faceva parte di un trio diventato quasi leggendario: insieme a Maria “’e Sufì” e a Sisinella rappresentava un modello di commercio al femminile fatto di sacrificio, dignità e presenza costante. Donne che hanno retto interi quartieri con la forza silenziosa del lavoro quotidiano in un periodo storico durante il quale alle donne erano date pochissime possibilità lavorative.

Sant’Arpino oggi la saluta con rispetto e gratitudine. Perché alcune persone non se ne vanno davvero mai: restano nei gesti, nei ricordi, nelle abitudini, nel modo in cui un’intera comunità ha imparato, grazie a loro, a sentirsi tale.

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