Sant’Arpino celebra il 25 aprile con due appuntamenti. Maisto/Di Mattia:”Riaffermare il valore universale della libertà”

SANT'ARPINO. Il Comune atellano si prepara a vivere uno dei momenti civili più intensi dell’anno: la celebrazione della Festa della Liberazione, in occasione dell’81° anniversario del 25 aprile 1945. Un appuntamento che, nel 2026, assume un significato ancora più profondo e urgente, alla luce delle tensioni internazionali che attraversano il nostro tempo.
L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Ernesto Di Mattia insieme all’Associazione Nazionale “Combattenti e Reduci” e al'Istituto Comprensivo “Rocco-Cav. Cinquegrana” guidato dalla dirigente scolastica Debora Belardo, si configura come un importante esercizio di memoria e consapevolezza, possibile grazie soprattutto all'indiscusso e costante impegno della scuola locale per tenere viva la memoria storica legata alle commemorazioni che hanno segnato il secolo scorso.
Il corteo partirà alle ore 9:30 dal plesso scolastico V. Rocco e arriverà in piazza Macrì dove si terranno i momenti istituzionali e commemorativi.
Il sindaco Ernesto Di Mattia ha voluto sottolineare con forza la portata straordinaria di questa ricorrenza:
“Quest’anno il 25 Aprile non è soltanto una data da ricordare, ma una domanda che ci interpella. In un mondo in cui tornano a soffiare venti di guerra, dall’Europa orientale al Medio Oriente, la Liberazione smette di essere un capitolo chiuso della storia e diventa una responsabilità quotidiana. La guerra in Ucraina ci mostra quanto fragile sia la pace nel cuore dell’Europa, mentre le tensioni tra Iran e Stati Uniti ci ricordano che l’equilibrio globale è sempre precario. In questo scenario, celebrare la Liberazione significa riaffermare il valore universale della libertà contro ogni forma di oppressione. Non possiamo limitarci a commemorare: dobbiamo comprendere. Non basta ricordare i partigiani: dobbiamo essere degni del loro sacrificio, scegliendo ogni giorno la pace, il dialogo e la dignità umana.”
Sulla stessa linea, ma con un tono ancora più riflessivo, l’assessore alla cultura Giovanni Maisto:
“La Liberazione non è solo un fatto storico, è una condizione dello spirito. È il momento in cui l’uomo decide di non essere più spettatore della violenza, ma custode della propria coscienza. Oggi viviamo in un’epoca in cui la guerra non è più distante: entra nelle nostre case attraverso le immagini, le parole, le paure. Il conflitto in Ucraina e le tensioni tra Iran e Stati Uniti non sono solo eventi geopolitici, ma crepe nella nostra idea di umanità. E anche laddove la violenza si consuma sotto gli occhi del mondo, come nella tragedia che coinvolge il popolo palestinese, siamo costretti a confrontarci con una domanda ancora più scomoda: quanto vale davvero la vita umana, se il dolore di alcuni può essere giustificato, relativizzato o ignorato? Celebrare il 25 Aprile significa allora interrogarsi: siamo davvero liberi, se accettiamo la guerra come inevitabile? La memoria dei caduti ci insegna che la libertà nasce da una scelta morale radicale: dire no alla violenza, anche quando sembra più facile accettarla. La cultura ha il compito di mantenere viva questa domanda, di impedire che l’abitudine spenga l’indignazione.”

La giornata si concluderà con la manifestazione finale in piazza Salvo D’Acquisto, davanti alla sede dell’Associazione “Combattenti e Reduci”, dove istituzioni, studenti e cittadini si ritroveranno per un momento condiviso di riflessione. La sera, invece, appuntamento in piazza Macrì con la “Festa della Liberazione e della Solidarietà” a partire dalle 20 e 30. L'evento, organizzato da un gruppo di associazioni insieme al Caffè Letterario Macrì, servirà a raccogliere fondi per la missione passionista in Angola. Durante la serata si esibirà il gruppo di artisti di Enzo Carboni.
In un tempo segnato da nuove incertezze globali, Sant’Arpino sceglie di rispondere con la forza della memoria e della partecipazione. Perché ricordare la Liberazione, oggi più che mai, non è un gesto rituale: è un atto di resistenza civile, un modo per ribadire che la pace non è mai scontata, ma va costruita ogni giorno, insieme.

