Trasferimento del liceo artistico a Succivo, il TAR annulla l’accordo: resta aperto il nodo tra risparmio pubblico e inclusione

SUCCIVO. Si ferma, almeno per ora, il progetto di trasferire la succursale del Liceo Artistico “Leonardo da Vinci” da Aversa a Succivo, ma la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania non chiude il dibattito, anzi lo rilancia sul terreno più delicato: come conciliare il contenimento della spesa pubblica, la valorizzazione degli immobili comunali e la piena tutela degli studenti, in particolare quelli con disabilità.

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso di alcuni genitori, annullando il protocollo d’intesa del 13 gennaio 2026 firmato dalla Provincia di Caserta, dal Comune di Succivo e dalla scuola, ritenendo che la decisione fosse stata assunta senza un’adeguata istruttoria e senza il coinvolgimento degli organi competenti, tra cui l’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania. Tuttavia, dalla ricostruzione dei fatti emerge anche il ruolo propositivo del Comune di Succivo, che aveva messo a disposizione un immobile in comodato gratuito, con l’obiettivo di favorire l’insediamento sul territorio di una sede scolastica e ampliare l’offerta formativa locale, in linea con un interesse pubblico che il TAR non mette in discussione, ma che ritiene non adeguatamente bilanciato con gli altri interessi in gioco.

La scelta di delocalizzare la succursale si inseriva infatti in un piano più ampio della Provincia volto alla riduzione dei fitti passivi e alla razionalizzazione dell’utilizzo degli edifici scolastici, un’esigenza concreta e sempre più pressante per gli enti locali, che trovava proprio nella disponibilità del Comune una soluzione immediata e sostenibile sotto il profilo economico. Il punto critico, secondo i giudici, non è dunque l’obiettivo perseguito né la collaborazione istituzionale tra enti, ma il modo in cui si è giunti alla decisione, ritenuta già definitiva nei fatti – come dimostrato dalle comunicazioni alle famiglie e dall’avvio delle iscrizioni – senza che fosse stata svolta una valutazione approfondita sull’idoneità della nuova sede rispetto alle specifiche esigenze didattiche e alla presenza di numerosi studenti con disabilità. In particolare, la mancanza di laboratori e di ascensori nell’edificio di Succivo è stata considerata un elemento decisivo, anche se il Comune aveva sostenuto la possibilità di organizzare gli spazi in modo da garantire comunque l’accesso alle attività scolastiche, ad esempio collocando le classi al piano terra.

La sentenza sottolinea inoltre che il trasferimento di una scuola tra Comuni diversi non può essere trattato come una semplice operazione logistica, ma incide sul dimensionamento della rete scolastica e richiede un procedimento più articolato e condiviso a livello regionale. Resta però evidente come il progetto rispondesse anche a una logica di sviluppo territoriale, con Succivo interessato a dotarsi di una presenza scolastica stabile e la Provincia impegnata a ridurre i costi, in un quadro in cui la cooperazione tra enti locali appare sempre più necessaria. Il TAR ha quindi annullato l’accordo, evidenziando carenze procedurali e istruttorie, ma senza negare in radice la legittimità di un percorso di razionalizzazione e rilocalizzazione, purché condotto nel rispetto delle regole e con un’attenta valutazione degli interessi coinvolti. La vicenda, destinata probabilmente a proseguire, lascia sul tavolo una questione centrale per molte realtà locali: come coniugare efficienza amministrativa, sostenibilità economica e diritti degli studenti, evitando che interventi potenzialmente utili per il territorio si trasformino in decisioni contestate e, infine, bloccate in sede giudiziaria.

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