Succivo. L’urlo di dolore di una madre. Maria D’Anna:”Mio figlio autistico sradicato dal suo centro per motivi di bilancio. Le istituzioni non ci abbandonino”

(di Idio Urciuoli)

SUCCIVO. Ci sono battaglie che una madre combatte ogni singolo giorno, in silenzio, nel chiuso della propria casa. Battaglie fatte di sguardi da decifrare, di carezze speciali, di una quotidianità dove anche il gesto più semplice può trasformarsi in una montagna insormontabile. È la vita di Maria D’Anna, una mamma coraggio che da anni dedica ogni respiro, ogni briciolo di energia e tutto il suo immenso amore alla cura del figlio Alessandro, un ragazzo autistico oggi maggiorenne.

Oggi, però, quella fortezza d’amore rischia di crollare sotto i colpi della burocrazia. Dopo anni di fatiche per conquistare un briciolo di serenità e di stabilità, Maria si è scontrata con la fredda realtà degli uffici dell’ASL di Succivo. La motivazione? Una questione di budget, un problema di natura finanziaria che, sulla carta, impone il trasferimento del ragazzo in un'altra struttura. Ma dietro quel freddo cambio di codice sui documenti, c'è la vita di un ragazzo speciale che rischia di essere spezzata.

Per un ragazzo autistico, la routine non è una semplice abitudine: è il recinto di sicurezza che lo protegge dal caos del mondo esterno. Quel centro, gli operatori che lo accolgono, i compagni e gli spazi familiari erano diventati la sua seconda casa, il suo porto sicuro. Cambiare tutto adesso significa azzerare anni di progressi e trascinarlo nel baratro dell’angoscia e del disorientamento.

“Crescere un figlio speciale ti toglie il respiro. Ogni giorno è una sfida contro il silenzio, contro le crisi, contro un mondo che spesso non capisce. Ho speso la mia vita, consumato le mie forze e versato lacrime che nessuno ha mai visto, solo per donare a mio figlio un briciolo di pace. Quel centro era il suo miracolo quotidiano. Lì si sentiva protetto, amato, capito.

Ora, per una questione di soldi, vogliono strapparlo via da quel pezzo di paradiso che avevamo faticosamente costruito. Vi prego, mettetevi una mano sul cuore: mio figlio non è un numero di matricola su un bilancio aziendale! È un’anima fragile. Questo trasferimento per lui sarà un trauma psicologico devastante, una ferita che non so se riusciremo mai a rimarginare. Non ce la faccio più a lottare da sola contro i mulini a vento della burocrazia”.

Il grido di Maria D’Anna non è solo una protesta, ma una supplica bagnata dalle lacrime di chi ha esaurito le forze ma non l'amore. Un appello accorato che bussa direttamente alle porte dei vertici dell'ASL, dei sindaci del territorio e di chiunque abbia il potere di fermare questa decisione.

Non si può fare cassa sulla pelle dei più fragili. Maria chiede solo una cosa, con il cuore in mano: lasciare suo figlio lì dove ha trovato il suo equilibrio.

Ai dirigenti dell'ASL: Chiediamo di guardare oltre i numeri e i vincoli finanziari, trovando una deroga o una soluzione amministrativa che metta al primo posto la salute psichica del ragazzo.

Alle istituzioni locali: Chiediamo di non voltare le spalle a una famiglia del territorio che sta già pagando un prezzo altissimo in termini di sacrificio personale.

Non chiedo la luna,” conclude Maria, con la voce rotta dall'emozione, “chiedo solo che non venga distrutto l'unico angolo di serenità di mio figlio. Vi supplico, aiutatemi a trattenerlo lì. Non abbandonateci proprio adesso”.

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