Orta. Sfiducia al presidente del consiglio, il sindaco replica a Massaro e parla di una pec “opaca”:”Il consiglio non può essere ostaggio di un’azienda privata che fa capo a lui”

ORTA DI ATELLA. Di seguito la replica al Presidente del Consiglio del sindaco Antonio Santillo dopo la seduta del consiglio comunale di ieri mattina durante la quale è stata discussa, e non approvata, la mozione di sfiducia nei confronti della guida del Civico Consesso Cittadino.

"Ho letto con attenzione il post del Presidente del Consiglio Comunale. Non era mia intenzione alimentare una polemica pubblica, che poco interessa ai cittadini, i quali gradirebbero ben altro da leggere. Ma quando le dichiarazioni di un organo istituzionale omettono fatti rilevanti, il dovere di trasparenza prevale sul desiderio di sobrietà.

Il Presidente scrive che la verità ha avuto più forza delle polemiche. Concordo che sia un messaggio politico chiaro. 

Aggiungo però i numeri che mancano nel suo racconto. 

Su 17 componenti del Consiglio Comunale, 8 hanno votato per la sua rimozione. Tre hanno votato contro la sfiducia. Tre schede bianche. Due consiglieri hanno abbandonato l'aula prima del voto. Uno assente.

Il quorum dei due terzi, previsto dallo Statuto, non è stato raggiunto: il dato formale è questo. Nessuno si aspettava altro, la mozione è stata un atto dovuto di fronte a certi avvenimenti. 

Resta il dato politico, che è un altro.

Il Presidente ringrazia "gli amici consiglieri che non si sono lasciati intimidire". Erano in due, oltre a lui a sostenerlo. Con ogni probabilità, data la segretezza del voto, chi conosce Orta di Atella può immaginare chi lo abbia sostenuto. 

Questo è il sostegno politico del Presidente del Consiglio Comunale di Orta di Atella.

Le tre schede bianche, così come i due consiglieri che hanno abbandonato l'aula prima ancora della discussione, non sono sostegno. 

In una votazione segreta su una sfiducia, votare bianco o non votare affatto è la scelta di non difendere il Presidente pur non votandone la rimozione. Non è neutralità: è presa di distanza; condivisibile, sotto alcuni aspetti, considerata la propria posizione politica.

Scrive inoltre che non vi è stata "nessuna irregolarità, nessun abuso, nessuna violazione".

Agli atti vi è  un documento, trasmesso da lui la sera del 27 aprile per giustificare la propria assenza dalla seduta consiliare del 28 aprile, la più urgente di questo ente, privo di data, privo di protocollo, recante un indirizzo PEC non corrispondente a quello ufficiale della Questura di Napoli e il cognome sbagliato del Vice Questore firmatario. A causa di quell'assenza, il Consiglio Comunale non si è potuto costituire e la seduta non ha avuto luogo.

Un documento ufficiale di una pubblica autorità non manca mai di data e numero di protocollo, non riporta una PEC sbagliata sulla stessa carta intestata e non sbaglia il cognome del proprio firmatario. Questi non sono dettagli tecnici: sono gli elementi che distinguono un documento ufficiale da uno che vorrebbe apparire tale. Tutto verificabile.

Va aggiunto un dato che i cittadini meritano di conoscere: il Presidente del Consiglio era assente perché impegnato, nella sua qualità privata, con la propria impresa edile. 

Ebbene, il Consiglio Comunale e i suoi membri non possono essere ostaggio degli interessi di un'azienda privata, tantomeno quando quella azienda fa capo allo stesso Presidente del Consiglio.

Quel documento non è sparito con il voto di oggi. Nessuna spiegazione convincente è arrivata durante la seduta di oggi. Seguirà un altro corso.

La sintesi politica del voto di oggi è questa: il Presidente del Consiglio Comunale fa il Presidente con il sostegno di due consiglieri (indovina chi?), oltre al proprio voto. 

Una precisazione finale, che ritengo necessaria: la mozione di sfiducia era nei confronti del Presidente del Consiglio Comunale, non del Sindaco. La mia posizione e il mio mandato non erano in discussione nell'atto odierno. Quando arriverà, e se arriverà, si conteranno i numeri con la stessa serenità di oggi".

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