La pelle non è una tela vuota: “Connessioni” apre il suo nuovo spazio a Sant’Arpino. Non solo tatuaggi ma arte a 360 gradi nello store di via Martiri Atellani

(di Giovanni Maisto)

SANT'ARPINO. Domenica 27 settembre, dalle ore 19, l’inaugurazione della nuova sede di via Martiri Atellani 58. Quattrocento metri quadrati dedicati a tattoo, arte e contaminazione, con dj set, free bar e pittura dal vivo.

Un tatuaggio non dovrebbe semplicemente occupare uno spazio sulla pelle. Dovrebbe nascere insieme a quella pelle, seguirne le forme, incontrare la persona che lo porterà e trasformare un’idea in qualcosa che prima non esisteva.

È da questa visione che nasce Connessioni, realtà ormai radicata a Sant’Arpino e pronta ad aprire un nuovo capitolo della propria storia.

*Domenica 27 settembre, a partire dalle ore 19, apriranno ufficialmente le porte della nuova sede di **via Martiri Atellani 58: circa *400 metri quadrati pensati non soltanto come studio di tatuaggi, ma come un vero spazio dedicato alla creatività. L’inaugurazione sarà accompagnata da dj set, free bar e pittura dal vivo, in una serata che già nel programma racconta bene lo spirito con cui è stato immaginato il nuovo Connessioni.

Il progetto nasce nel 2019 dall’idea di Kevin Brancaccio e Pasquale Ferone. La prima apertura era prevista per il 15 marzo 2020, proprio nei giorni in cui il Covid avrebbe fermato praticamente tutto. Le porte si aprirono soltanto il 18 luglio dello stesso anno.

Un inizio difficile che oggi vale soprattutto come testimonianza della capacità di resistere, reinventarsi e continuare a crescere.

A Brancaccio e Ferone si affianca oggi Marco Tessitore, tatuatore che lavora con Connessioni praticamente fin dai primi passi del progetto e che entra nella nuova fase dello studio insieme ai due fondatori.

Ma a raccontare davvero Connessioni non sono tanto le dimensioni della nuova sede o il numero degli artisti – più di dieci quelli che gravitano all’interno dello studio – quanto un modo preciso di intendere il tatuaggio.

La pelle, qui, non è vista come una superficie vuota sulla quale depositare un’immagine già pronta.

Il corpo entra nel progetto.

Le sue proporzioni, le linee, il movimento, perfino gli spazi che un disegno sceglie di lasciare liberi diventano parte del lavoro dell’artista. Perché un tatuaggio può essere tecnicamente perfetto e, allo stesso tempo, non appartenere davvero alla persona che lo indossa. Ed è esattamente quella distanza che Connessioni prova a eliminare.

Si parte dall’ascolto. Da un’idea che può essere già chiara oppure ancora confusa, da un ricordo, un’immagine, una suggestione. Poi arriva il confronto con l’artista e comincia la costruzione del progetto.

Il cliente non è quindi soltanto qualcuno che sceglie un soggetto e aspetta di vederlo realizzato, ma diventa parte del processo creativo. Ogni corpo è unico e ogni tatuaggio dovrebbe riuscire a dialogare con quell’unicità.

È qui che entra in gioco uno dei concetti sui quali Connessioni ha costruito negli anni la propria identità: l’esperienza.

Entrare nello studio deve significare sentirsi coinvolti, riconoscersi nel progetto che sta nascendo e trovarsi in un ambiente nel quale potersi sentire a casa. Non è soltanto questione di cosa viene tatuato, ma di tutto ciò che accade prima, durante e intorno a quel momento.

Anche per questo la nuova sede è stata progettata nei dettagli. Luci, colori, materiali, distribuzione degli ambienti e spazi di lavoro rispondono a un’idea precisa: mettere chi crea nelle migliori condizioni possibili e permettere a chi entra di percepire immediatamente di trovarsi dentro un luogo nel quale l’arte è parte dell’ambiente, non semplice decorazione.

Il tatuaggio rimane il cuore di Connessioni, ma non ne rappresenta il confine.

All’interno dello studio convivono tattoo, piercing, seminari, corsi di pittura e disegno, oltre a un merchandising realizzato attraverso grafiche originali prodotte internamente. Discipline diverse che si incontrano all’interno dello stesso spazio e che provano a fare dello studio anche un luogo di aggregazione, formazione e contaminazione artistica.

Una ricerca alimentata negli anni anche attraverso la partecipazione a numerose tattoo convention, da Milano, Roma e Napoli fino ad appuntamenti internazionali come il Mondial du Tatouage di Parigi e il Gods of Ink di Francoforte, occasioni di confronto con artisti, tecniche e linguaggi provenienti da scene differenti.

Ed è forse proprio qui che il nome scelto nel 2019 assume il suo significato più evidente.

Connessioni tra l’artista e chi gli affida una parte del proprio corpo. Tra il disegno e l’anatomia. Tra tatuaggio, pittura, grafica e creatività. Tra persone diverse che condividono lo stesso spazio e, anche soltanto per qualche ora, lo stesso processo.

Domenica 27 settembre non aprirà quindi soltanto uno studio più grande.

Aprirà uno spazio che prova a raccontare un’idea diversa del tattoo: non qualcosa da aggiungere al corpo, ma qualcosa da far nascere insieme ad esso.

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