PulciNellaMente. A Putignano va in scena “Matricola Zero Zero Uno”

Trasferta pugliese per PulciNellaMente – la rassegna di Teatro – Scuola di Sant’Arpino - che al Teatro “Laterza” di Putignano (BA) metterà in scena lo spettacolo lo spettacolo “Matricola Zero Zero Uno” del regista Antonio Iavazzo, liberamente ispirato all’omonima opera del magistrato Nicola Graziano con foto di Nicola Baldieri.

Il giudice aversano ha curato anche la consulenza letteraria dello spettacolo che ha per protagonisti gli attori Giovanni Arciprete, Luigi De Sanctis, Claudia Orsino e Angelo Rotunno. Giovanni Guarino invece si occupa dei servizi tecnici mentre Elpidio Iorio, direttore di PulciNellaMente, è il responsabile della produzione.

La messa in scena dello spettacolo, realizzata grazie alla preziosa partnership con la società ELBA del sempre lungimirante imprenditore Ernesto Capasso, avverrà all’interno del seminario “Le relazioni pericolose. La psichiatria tra cura e custodia”, evento promosso dall’Asl Bari (diretta da Luigi Fruscio), dall’Ordine degli Assistenti Sociali CROAS Puglia e dal Comune di Putignano guidato dalla sindaca Luciana Laera, con la direzione scientifica di Anna Maria Camposeo e Raffaele Iorio.

Come si diceva, lo spettacolo, che ha debuttato al Teatro Lendi di Sant’Arpino (CE) nella ventesima edizione della prestigiosa rassegna nazionale “PulciNellaMente”, è la trasposizione teatrale del libro “Matricola Zero Zero Uno” (ed. Giapeto 2017) che narra l’esperienza vissuta da Graziano il quale attraverso un permesso speciale si fa internare (sotto mentite spoglie) nell’OPG di Aversa, con la matricola Zero Zero Uno, per raccontare la Follia dietro le sbarre e la vita di chi è fuori dalla società. 

Quel ricovero volontario del magistrato, particolarmente attento ai diritti umani, è diventato un libro con terribili storie e molte immagini, scattate dal fotoreporter Nicola Baldieri. 

Antonio Iavazzo ha svolto un compito per nulla facile che lui stesso racconta: “Quando l’autore mi ha chiesto di rendere “verticale” la sua opera, oltre all’oggettiva difficoltà di traslazione, mi si è subito evidenziata la necessità e anche oserei dire “l’urgenza”, di evitare luoghi comuni, dogmatismo e prassi quotidiane in relazione alla salute mentale. Così come mi era chiaro l’imperativo di non cadere in facili suggestioni pietistiche e in un moralismo da cronaca spicciola. Il testo meritava altro. Il lavoro con gli attori, quindi, è stato quello di farne una versione estremamente poetica e sospesa”.

Nel nostro “manicomio” – aggiunge il regista - non ci sono grida, urla, aggressioni o altri cliché del disagio psichico. Ci sono struggenti richiami musicali, immagini dell’inconscio, rimandi a vite che forse, e dico forse, aspiravano ad altre compiutezze. Utilizzando alcune tracce dell’io narrante, in un climax “beckettiano”, intercalate da citazioni letterarie, si snodano piccole storie, rituali innocenti, danze volutamente goffe, reiterazioni da “giorni senza tempo”. Qui il dolore, che pure appare, assume i contorni e il valore di un “tutti dentro” e nella gestalt perseguita il segno poetico che abbiamo voluto dare allo spettacolo lo fa sbiadire nel gioco infinito della stessa follia”.  

INTERPRETI (in ordine alfabetico)

ARCIPRETE Giovanni, DE SANCTIS Luigi, ORSINO Claudia, ROTUNNO Angelo

TECNICO AUDIO - LUCI

GUARINO Giovanni

PRODUTTORE ESECUTIVO

IORIO Elpidio

NOTE DI REGIA

Questo spettacolo ha debuttato, in anteprima nazionale, e con grandissimo successo, di pubblico e critica, al Teatro Lendi di Sant’Arpino (CE) nella ventesima edizione della prestigiosa rassegna nazionale “PulciNellaMente”. Affrontare il tema del disagio, della follia è sempre un impegno non comune. Bisogna entrare in un altro ordine di idee ma farlo, paradossalmente, con lucidità e con un progetto organico. Infatti i pericoli di un “qualunquismo” da cronaca e di un sentire demagogico sono sempre in agguato e avrebbero potuto farci divergere dalla nostra missione poetica. Perché fin dal primo momento, per me, di questo si è trattato. Il bellissimo e toccante libro di Nicola Graziano basta, di per sé, a farci immergere in atmosfere di grande impatto emotivo. Quando l’autore mi ha chiesto di rendere “verticale” la sua opera, oltre all’oggettiva difficoltà di traslazione, mi si è subito evidenziata la necessità e anche oserei dire “l’urgenza”, di evitare luoghi comuni, dogmatismo e prassi quotidiane in relazione alla salute mentale. Così come mi era chiaro l’imperativo di non cadere in facili suggestioni pietistiche e in un moralismo da cronaca spicciola. Il testo meritava altro. Il lavoro con gli attori, quindi, è stato quello di farne una versione estremamente poetica e sospesa. Nel nostro “manicomio” non ci sono grida, urla, aggressioni o altri cliché del disagio psichico. Ci sono struggenti richiami musicali, immagini dell’inconscio, rimandi a vite che forse, e dico forse, aspiravano ad altre compiutezze. Utilizzando alcune tracce dell’io narrante, in un climax “beckettiano”, intercalate da citazioni letterarie, si snodano piccole storie, rituali innocenti, danze volutamente goffe, reiterazioni da “giorni senza tempo”. Qui il dolore, che pure appare, assume i contorni e il valore di un “tutti dentro” e nella gestalt perseguita il segno poetico che abbiamo voluto dare allo spettacolo lo fa sbiadire nel gioco infinito della stessa follia.  

                                                                                             Antonio Iavazzo 

IL LIBRO

“Matricola Zero Zero Uno” di Nicola Graziano con foto di Nicola Baldieri, ed. Giapeto 2017, è un viaggio documentario. Il 27 ottobre 2014, con il nulla osta della Direttrice dell’allora OPG di Aversa, dott.ssa Elisabetta Palmieri e con l’autorizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero della Giustizia, il magistrato Nicola Graziano di fa internare, con la matricola Zero Zero Uno, proprio nell’OPG aversano, che è stato il primo manicomio giudiziario d’Italia. Nicola Graziano non è pazzo e non ha fatto niente, ma sotto mentite spoglie vuole solo raccontare la Follia dietro le sbarre e la vita di chi è fuori dalla società. Si è in un momento cruciale: o 154 internati dell’OPG di Aversa, come quelli di altre località, nei mesi seguenti verranno dirottati verso le R.E.M.S., le nuove strutture residenziali che superano la terribile esperienza degli OPG oramai in dismissione. Quel ricovero volontario del magistrato, particolarmente attento ai diritti umani, è diventato un libro con terribili storie e molte immagini, scattate dal giovane fotoreporter Nicola Baldieri. Uno spaccato di dolore, un dolore diventato folle. Ci sono i rumori di ferraglia delle serrature notturne, e il silenzio che non arriva: chi si lamentava prima si lamenta ancora. Domani è uguale a oggi. Pagine intense, autentiche, cariche di tensione ma anche capaci di suscitare delle riflessioni profonde non solo sotto l’aspetto umano, ma anche sul merito delle politiche da adottare in simili circostanze. 

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