Sant’Arpino. I Ros decapitano il clan Moccia. Ai domiciliari l’ingegner Salvatore Maisto

Napoli/ Sant'Arpino     E' coinvolto anche l'ingegnere santarpinese, Salvatore Maisto, nell'inchiesta dei carabinieri dei ROS ai danni del clan Moccia di Afragola. Sono ben ottantaquattro gli indagati totali, di cui 36 finiti in carcere ed altri 16, fra cui Maisto, ai domiciliari. Gli inquirenti contestano, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, favoreggiamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare il clan napoletano.

Tra i destinatari delle misure cautelari i fratelli AntonioAngelo Luigi Moccia (questi ultimi trasferitisi da tempo a Roma) e un loro cognato, Filippo Iazzetta. Per gli appalti di RFI, i Moccia si avvalevano, secondo la Procura, di un gruppo di imprenditori, ritenuti legati al clan, le cui imprese possedevano regolari titoli e certificazioni antimafia. Ai domiciliari, in questo contesto, sono finiti con l'accusa di corruzione l'ingegnere Maisto ed il suo collega avellinese Stefano Deodato, entrambi funzionari dell’unità territoriale di Napoli Est che, secondo gli inquirenti, avrebbero intascato 29mila euro.

Tra gli appalti dell’Alta Velocità finiti nelle mani delle imprese legate alla camorra ci sarebbe anche quello per la manutenzione nella stazione di Afragola. Il reato di favoreggiamento, infine, viene contestato anche a un tecnico dipendente di una società fornitrice di strumentazione idonea alle intercettazioni a varie Polizie Giudiziarie e Autorità Giudiziarie, che si è prestato per bonificare dalle microspie gli uffici di alcuni imprenditori. Dalle indagini è emerso anche che il clan era impegnato da tempo in una campagna di delegittimazione fatta di denunce ed esposti contro collaboratori di giustizia, esponenti delle forze dell’ordine e dell’Autorità Giudiziaria.

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