Sant’Arpino. Offese in consiglio, Il gruppo misto replica alla maggioranza:”Le accuse non bastano: dite la verità. Quali sarebbero state le “frasi sessiste” ?”

SANT'ARPINO. Il Gruppo consiliare Misto torna sullo scontro con la maggioranza nato dopo l’ultima seduta del Consiglio comunale e respinge l’accusa di avere assunto una posizione a difesa dell’ex amministratore coinvolto nelle tensioni registrate in aula. Al centro della replica resta soprattutto un interrogativo: quali sarebbero, nel dettaglio, le espressioni sessiste che la maggioranza sostiene siano state pronunciate durante la seduta?

La replica alla maggioranza – «Non siamo avvocati difensori di nessuno. Siamo consiglieri comunali e chiediamo semplicemente che siano i fatti a parlare», affermano gli esponenti del Gruppo Misto, che si dicono «ancora più sorpresi» dopo aver letto la risposta della maggioranza al precedente comunicato. Secondo i consiglieri di opposizione, anziché fornire risposte alle questioni sollevate, la maggioranza avrebbe scelto di inasprire lo scontro, arrivando ad attribuire al gruppo la volontà di «avallare e sdoganare» comportamenti che, sostengono, non sarebbero mai stati difesi. Il Gruppo Misto chiarisce quindi la propria posizione: se nel corso del Consiglio comunale fossero state effettivamente pronunciate espressioni sessiste o discriminatorie nei confronti della presidente del Consiglio, della vicesindaca o di qualsiasi altra donna presente, i suoi componenti le avrebbero condannate immediatamente, già durante la seduta.

La richiesta di indicare le frasi contestate – È proprio sulla natura delle presunte offese che l’opposizione concentra la replica. La maggioranza, ricordano i consiglieri, ha parlato di «offese sessiste», «attacchi» e «parole offensive», descrivendo un episodio ritenuto tanto grave da determinare la richiesta di intervento delle forze dell’ordine. Il Gruppo Misto chiede quindi che vengano indicate con precisione le espressioni contestate, a chi sarebbero state rivolte, chi le avrebbe ascoltate direttamente e in quale momento sarebbero state pronunciate. Allo stesso tempo domanda perché, qualora le parole fossero state così esplicite, nessun consigliere di maggioranza le avrebbe contestate pubblicamente e nell’immediatezza durante i lavori dell’assise.

Il riferimento a Pezone – Nella ricostruzione della maggioranza viene richiamato anche il comportamento del consigliere Francesco Pezone al minuto 3:06:28 della registrazione della seduta, quando si sarebbe girato verso l’ex amministratore invitandolo a calmarsi. Per il Gruppo Misto, tuttavia, quell’episodio non sarebbe sufficiente a dimostrare la natura sessista delle eventuali parole pronunciate dal pubblico. L’invito a calmarsi, secondo l’opposizione, attesterebbe al più una fase di concitazione o di disturbo dei lavori. Se la maggioranza attribuisce a quel momento un significato diverso, sostengono i consiglieri, dovrebbe indicare le parole che sarebbero state pronunciate e gli elementi sui quali fonda la propria ricostruzione.

La registrazione – Un altro passaggio riguarda il video del Consiglio comunale. La maggioranza avrebbe spiegato che le provocazioni provenienti dal pubblico non sarebbero facilmente percepibili nella registrazione perché i microfoni sono destinati a riprendere prevalentemente gli interventi dei consiglieri. Una spiegazione che, per il Gruppo Misto, apre un ulteriore interrogativo: se dalla registrazione non è possibile ascoltare chiaramente quelle frasi, su quali elementi oggettivi viene fondata la definizione di «offese sessiste»? Da qui la richiesta di rendere disponibili eventuali ulteriori registrazioni audio o ambientali, testimonianze formalizzate o altri elementi in grado di documentare quanto accaduto. «Noi non abbiamo paura della verità. È democrazia», sottolineano i consiglieri, ribadendo anche un altro punto: durante una seduta ordinaria del Consiglio comunale il pubblico non può prendere la parola e intervenire nel dibattito, possibilità prevista invece nei casi di Consiglio comunale aperto. Una violazione delle regole dell’assise, osservano però, non può essere automaticamente equiparata alla pronuncia di insulti sessisti.

La presenza in aula – I componenti del Gruppo Misto sottolineano inoltre di essere stati presenti durante l’episodio e di trovarsi nelle vicinanze dell’ex amministratore, seduto tra il pubblico a poca distanza dai banchi della minoranza. Per questo ritengono difficile spiegare come eventuali espressioni sessiste particolarmente gravi e inequivocabili non siano state percepite anche da loro. La posizione viene ribadita senza distinguo: se le avessero ascoltate, sostengono, le avrebbero condannate immediatamente. «Non abbiamo alcun interesse a difendere comportamenti offensivi. Abbiamo interesse, invece, a difendere la verità dei fatti».

L’arrivo della Polizia locale – Il Gruppo Misto contesta anche la ricostruzione relativa all’intervento delle forze dell’ordine. Secondo quanto riferito dai consiglieri, quando all’ex amministratore sarebbe stato chiesto di lasciare l’aula, avvertendolo che in caso contrario sarebbe stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, l’uomo si sarebbe allontanato immediatamente e senza opporre resistenza. Al successivo arrivo della Polizia locale, aggiungono, l’ex amministratore non sarebbe stato più presente all’interno dell’aula. Da qui la distinzione posta dall’opposizione tra la richiesta di far intervenire le forze dell’ordine e la necessità di un loro intervento materiale per allontanare la persona. Il Gruppo Misto sottolinea che, secondo quanto direttamente osservato dai suoi componenti, non ci sarebbero stati né risse né contatti fisici e che l’ex amministratore avrebbe lasciato spontaneamente l’aula prima dell’arrivo degli agenti. Una sequenza degli avvenimenti che, affermano, potrebbe essere verificata ricostruendo puntualmente quanto accaduto.

Tari e asili nido – La replica si sposta infine dallo scontro in Consiglio ai temi amministrativi. Il Gruppo Misto respinge l’accusa della maggioranza di voler «distogliere l’attenzione» e sostiene, al contrario, di voler riportare il confronto sui problemi della città e sulle decisioni assunte nella stessa seduta consiliare. Tra queste viene indicato l’aumento della Tari per il 2026 e il 2027, che secondo l’opposizione comporterebbe incrementi di circa il 15% rispetto ai precedenti valori di riferimento. I consiglieri richiamano inoltre le questioni emerse sulla gestione degli asili nido comunali e sul trattamento economico dei lavoratori. Su questi aspetti annunciano l’intenzione di continuare a chiedere chiarimenti e il rispetto della normativa e del contratto collettivo nazionale applicabile.

Il confronto verso le elezioni del 2027 – Sullo sfondo c’è anche l’avvicinarsi della prossima competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, prevista nella primavera del 2027. Per il Gruppo Misto sarebbe «quantomeno singolare» che, a pochi mesi dall’avvio della sfida elettorale, l’amministrazione concentri il dibattito pubblico sulla vicenda avvenuta in aula anziché rispondere alle questioni che riguardano cittadini e famiglie. «I cittadini non hanno bisogno di una politica che urla più forte. Hanno bisogno di una politica che dimostra ciò che afferma», sostengono i consiglieri, tornando quindi alla richiesta rivolta alla maggioranza: «Mostrate i fatti. Indicate le frasi. Indicate le prove». Il Gruppo Misto annuncia infine che proseguirà la propria attività di opposizione «con fermezza», senza rinunciare a chiedere conto di quanto accade nelle istituzioni, ribadendo che, davanti ad accuse considerate particolarmente gravi, «la solidarietà non può sostituire la verità e un comunicato stampa non può sostituire le prove».

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