Sant’Arpino. AD: «Il sindaco sbaglia i conti e interpreta Totò in “Miseria e Nobiltà”»

Sant’Arpino. Riceviamo  e pubblichiamo dal gruppo politico “Alleanza Democratica per Sant’Arpino”. Ieri si è tenuto a Sant’Arpino, il consiglio comunale sulla “Rimodulazione del piano di riequilibrio economico finanziario”, durante il quale il primo cittadino, Giuseppe Dell’Aversana, ha esposto i problemi inerenti i debiti che attanagliano le casse cittadine. Sui contenuti si sono espresse le due consigliere di opposizione, Iolanda Boerio e Maria Rosaria Di Santo: «Dalla lettura di questa delibera emerge, che la massa passiva passa da più 8 milioni a più di 11milioni di euro, e provando ad allungare il piano di rientro da 15 a 20 anni. Dell’Aversana - che fino ad ora sbagliava i calcoli - nonostante le nostre segnalazioni, puntualmente ignorate - ricorda sempre di più Totò in “Miseria e Nobiltà”. Al Felice Sciosciammocca di Sant’Arpino, che fino ad ora ha interpretato il copione del Principe di Casador, nascondendo ai cittadini la povertà a cui li ha relegati a causa della sua scriteriata amministrazione decennale, manca solo di pronunciare la frase: “20 anni, 20 anni, 20 anni, rinnovabili però … io c’ho l’opzione!». Le esponenti di Alleanza Democratica per Sant’Arpino precisano: «Prima che Sciosciammocca-Dell’Aversana, finisca la sua grottesca sceneggiata, con la caduta del baffo posticcio, vorremmo nuovamente ricordargli, sperando che questa volta esca fuori dalla parte, che il Parco Archeologico e la Circumvallazione esterna, sono solo due dei progetti simbolo del fallimento culturale e politico della sua amministrazione». Le esponenti di opposizione specificano: «Il Parco Archeologico è un progetto nato e morto sotto la sua gestione, mentre, la Circumvallazione esterna è opera del cugino Savoia, quando egli ricopriva la carica di capogruppo di maggioranza. Di fatti, questi due interventi hanno apportato 4 milioni di passivo nelle tasche dei cittadini, praticamente il 50% dei debiti del comune sono proprio di Dell’Aversana». Boerio e Di Santo, concludono: «Ribadiamo al finto Principe di Casador - che in campagna elettorale si era fatto paladino di trasparenza, legalità, e aveva affermato di risollevare le sorti di una comunità che egli stesso ha contribuito ad affossare - che il nostro non voto, non è una fuga, ma una protesta ed una posizione decisa contro certe commedie che si trasformano, per i santarpinesi, giorno dopo giorno, sempre più in tragedie apocalittiche».
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