Sant’Arpino, difficoltà ripartenza covid. Quattromani e Chianese al sindaco:”Rivolga un appello alla Camera di Commercio per trovare fondi e mezzi a sostegno delle imprese”

SANT'ARPINO. E' un accorato appello quello che il consigliere comunale indipendente Immacolata Quattromani ha rivolto al sindaco Giuseppe Dell'Aversana a tutela delle imprese locali.

"Sono enormemente preoccupata per il futuro della micro impresa del nostro territorio. - ha fatto sapere la Quattromani - A Sant’Arpino insistono circa 600 imprese, nella quasi totalità piccole imprese artigianali e commerciali. All’inizio di questa crisi dovuta al Covid 19, tutti gli imprenditori, unitamente ai cittadini santarpinesi, si sono mostrati rispettosi delle stringenti regole imposte dalle norme contro il divulgarsi della pandemia. Possiamo affermare con orgoglio che, dai serrati controlli effettuati sul territorio da parte delle forze dell’ordine, non c’è stato nessun esercente incappato in sanzioni per violazione delle norme anti Covid. Orgogliosi di aver dimostrato come comunità di essere seri e ligi al dovere. Ottemperato però il doveroso rispetto delle regole, della condivisione delle difficoltà e del soccorso volontario e reciproco, penso all’azione svolta in questo periodo dalla Parrocchia, dai volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa, dalle sarte “volontarie” anti Covid , dall’associazione dei Fujenti atellani, dalla Lega della difesa del Cane e dai tanti privati cittadini che hanno contribuito, anche con piccoli gesti, a sostenere ed aiutare quella parte della comunità che prima degli altri è andata in difficoltà. Adesso dopo il Dovere, appunto, c’è la necessità di cominciare a concentrarsi sui Diritti. Ho avuto conferma in questi giorni difficili che c’è, nel nostro territorio, un attivismo ed uno spirito di consapevolezza di categoria che si è evidenziato sui giornali nei giorni scorsi con “giuste” rivendicazioni, da Lei ampiamente condivise, appunto anche a mezzo stampa, da parte di odontotecnici, installatori, barbieri, parrucchieri e tanti altri. E alcuni di questi hanno avuto soddisfazione dalle autorità competenti, a testimonianza che erano dalla parte della ragione. Non ultimo l’appello, fatto da Lei insieme ai colleghi sindaci dell’agro aversano, a favore di una più celere riapertura degli operatori dei servizi alla persona, rivolto ai Presidenti Giuseppe Conte e Vincenzo De Luca. Ora però sono preoccupata. Con l’avvicinarsi della sperata riapertura delle attività, noto sui volti e nelle parole di questi nostri artigiani, la preoccupazione forte di una non facile ripresa. Essi lamentano con preoccupazione le difficoltà in prospettiva di una ripresa che i più definiscono “rinascita”, perché per molti bisogna ricominciare da zero o da quasi zero. Anzi, in realtà si tratta di un provare a rinascere. Il nostro Comune, come quasi tutti i comuni, nonostante le difficoltà finanziarie da tutti conosciute, ha già provato a fare la sua parte, sospendendo i tributi comunali; la Regione ha avviato le procedure per iniettare liquidità nelle casse delle piccole imprese e dei “piccoli” professionisti autonomi; il Governo ha decretato la possibilità di usufruire della cassa integrazione anche per le piccole imprese che finora ne erano escluse. Diciamo che a tutti i livelli istituzionali ognuno ha cercato e sta cercando di fare la sua parte, con tutte le difficoltà di rallentamento burocratico tipico del “sistema Italia”. Il motto di questi giorni dovrebbe essere, a mio modo di vedere, “Tutti insieme si vince”. C’è però un’assente eccellente, una poco presente e silente Camera di Commercio. Ho letto nei giorni scorsi che la Camera di Caserta ha impegnato un milione di euro, per garantire parte degli interessi dei prestiti e dei mutui delle imprese casertane. Iniziativa lodevole, ma non basta. Non basta se si considera che la Camera di Commercio di Napoli ha attuato una misura identica impegnando quaranta milioni di euro, con un numero di imprese che è poco più del triplo di quelle casertane: pur volendo considerare tutti i parametri dimensionali e di produzione di ricchezza differenti da provincia a provincia, comunque non è facilmente comprensibile questa enorme differenza dei fondi impegnati". A supporto della richiesta della consigliera Quattromani, anche Nicola Chianese, ex presidente della Commissione Provinciale Artigianato di Caserta.

“Chiedo al sindaco di farsi promotore, unitamente agli altri sindaci dell’agro aversano, di un appello pressante alla Camera di Commercio provinciale, - ha fatto sapere Chianese - per stimolare uno scatto di reni e trovare i mezzi, i fondi e le procedure per avviare azioni a sostegno delle imprese casertane. Considerando che le Camere di Commercio sono rette, dirette e gestite dalla rappresentanza di categoria e sindacale della stessa provincia, nessuno più dei nostri rappresentanti camerali conosce la reale dimensione e le mille sfaccettature del tessuto imprenditoriale casertano.

Va bene la copertura degli interessi bancari, ma vi sono migliaia di microimprese che in banca non avevano e non hanno possibilità di accesso , né oggi e né prima della crisi Covid, che vivevano e vivono “alla giornata” con il ricavato di produzione e di difficoltà quotidiane, semplicemente perché per loro stessa natura e dimensione non necessitano di business-plain di lunga durata. Nessuno, neanche il più blasonato manager di qualsiasi multinazionale, poteva prevedere ed ha previsto che il suo più grande concorrente nel 2020 sarebbe stato un minuscolo virus che ha scosso colossi mondiali dell’economia, figuriamoci minuscole imprese condotte da “maiuscoli” uomini e donne".

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