Tommaso Ariemma presenta il libro “I  piedi del mondo. Come le scarpe Nike hanno rivoluzionato l’immaginario globale”. L’intervista

(di Marianastasia Lettieri)

NAPOLI. Tommaso Ariemma è un esponente della pop filosofia, che  parla di filosofia partendo dalle cose comuni.

Nel suo ultimo libro “I  piedi del mondo.Come le scarpe Nike hanno rivoluzionato l'immaginario globale” il  Pop-filosofo portando  giù lo sguardo su un paio di  scarpe Nike riflette su come funziona il  sistema capitalistico e sui legami che questo cerca di instaurare con il mondo dei classici.

Il marchio Nike, entrato in commercio nel 1964, richiama alla memoria la Nike di Samotracia, celebre scultura del II secolo a.C., attribuita in maniera incerta a Pitocrito, che oggi è possibile ammirarla presso il Museo del Louvre, ma non solo...

Di seguito l'intervista al pop-filosofo Ariemma

Come mai si è avvicinato dallo studio di Platone alla filosofia che studia i loghi? 

È semplice,  si passa dal logos ai loghi e questo dice che c’è qualcosa in comune con la cultura greca . La Nike è l'unico marchio che ha una parola greca all’interno e l’analisi delle scarpe Nike ci permette di riflettere su ciò che oggi è diventata la nostra cultura.

Lei è anche docente di estetica e sociologia presso l’Università di Lecce. Mettendo a confronto la Nike di Samotracia custodita al Louvre e il logo della Nike. Cosa rende la Nike di Samotracia un’opera d’arte e la scarpa un  prodotto?

La scarpa è un prodotto particolare che incorpora anche un elemento artistico, che ci fa soffermare sul concetto di “Arte post-autonoma”, cioè un’Arte al di là del concetto di autonomia dell’Arte.  I grandi artisti contemporanei e designer hanno contribuito alla realizzazione di questo prodotto che incorpora arte.

A livello sociale l’uso di loghi unisce o separa?

C’è possibilità di unione se ci soffermiamo su come vengono prodotte queste scarpe. Ai nostri piedi c’è tutto il Mondo perché per arrivare ai nostri piedi queste scarpe hanno compiuto davvero il giro del Mondo. Ma se a lavorare alle nostre scarpe ci sono persone in condizioni più sfavorevoli, questo ci fa soffermare sulla divisione mondiale del lavoro: se noi paghiamo una merce sottocosto,  dall’altro lato del Mondo una persona è sottopagata, costretta in schiavitù.

A proposito dei Movimenti “ No Global” e lo scalpore destato dal libro “No logo” di Melanie Klain alle soglie del 2000. La Nike si sente soffocare o reagisce in qualche modo contro questi movimenti?

All’inizio questi movimenti avevano creato un polo Anti-Nike, l’azienda sembrava essere la causa di tutti i mali del Mondo, tuttavia quest’ultima  ha riflettuto criticamente anche a partire da queste contestazioni che volevano limitare la potenzialità di questo marchio.

Per quanto ci siano divisioni mondiali del lavoro la Nike ha fatto circolare un prodotto culturale con tanti messaggi filosofici all’interno della nostra società. La Nike flirta con la filosofia, la cita e la incorpora e la filosofia deve incorporare la Nike per rilanciare la stessa operazione.

 Indipendentemente dai pareri contrastanti, l'operazione che ha fatto la Nike, a partire dalla scelta del nome, è stata prestare attenzione alle trasformazioni della cultura e alla sua fruizione, aggiudicandosi il podio come "Cultural brand".

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