Referendum, lettera aperta ai sindaci del primo cittadino di Succivo Salvatore Papa:”Troppo silenzio per il “NO”. Abbiamo il dovere di non tacere per garantire la libertà della magistratura”
SUCCIVO. Di seguito la lettera aperta che il sindaco di Succivo, Salvatore Papa, ha indirizzato ai suoi colleghi dei Comuni limitrofi.
Il dovere dei sindaci di non tacere
Cari colleghi sindaci,
vi scrivo nella mia qualità di Sindaco di Succivo, comune dell’agro atellano, consapevole che possa apparire inusuale che un’amministrazione di dimensioni contenute assuma l’iniziativa di sollecitare una riflessione su un tema così rilevante per l’ordinamento della Repubblica.
Eppure sento il dovere di farlo.
Mi colpisce il silenzio che noto attorno alle ragioni del “No” in vista del referendum del 22 marzo: un silenzio che rischia di tradursi in disinteresse, scarsa partecipazione e, in definitiva, in una decisione maturata senza un adeguato confronto pubblico.
Stanno intervenendo magistrati, avvocati, esponenti della società civile e forze politiche. Mi sorprende, invece, la quasi totale assenza della nostra voce, quella dei sindaci, come se avessimo difficoltà a farci sentire o ci trincerassimo dietro una presunta "neutralità istituzionale".
Eppure noi siamo, al di là delle intenzioni personali, un anello essenziale della catena democratica che lega i cittadini alle istituzioni. Spesso siamo chiamati a colmare vuoti e limiti nella partecipazione civica, a dare volto e concretezza allo Stato nelle comunità che amministriamo. Questa volta, però, sembriamo in imbarazzo. Come se fossimo “parte interessata” in un gioco che punta, nei fatti, a ridimensionare l’autonomia della magistratura, sottoponendola maggiormente all’influenza del potere politico.
Forse questa lettura non è nelle intenzioni di nessuno, ma io ne avverto il rischio. E proprio per questo credo sia nostro dovere dire con chiarezza che, non sentendoci bersagli ma servitori delle istituzioni, abbiamo bisogno di una magistratura autorevole, autonoma e libera: presidio del corretto funzionamento dello Stato, non potere umiliato o incapace di opporre resistenza a eventuali pressioni dell’esecutivo.
Propongo dunque una riflessione franca e leale sulle ragioni del “No”, nella consapevolezza che il nostro ruolo istituzionale impone equilibrio, ma non indifferenza.
Tra i punti centrali della riforma vi è la ridefinizione del ruolo del Pubblico Ministero. Secondo i sostenitori del “Sì”, una più netta separazione delle funzioni rafforzerebbe il principio del giusto processo, garantendo maggiore equilibrio tra accusa e difesa e una più chiara distinzione dei ruoli. Al contrario, ritengo che la trasformazione del Pubblico Ministero in una figura sempre più assimilabile all’“avvocato dell’accusa” comporti conseguenze sociali che non possono lasciarci indifferenti. In un sistema in cui il PM diventasse a tutti gli effetti una parte processuale in senso stretto, il rischio concreto è quello di accentuare le disuguaglianze tra chi dispone di rilevanti risorse economiche e può permettersi strutture difensive altamente qualificate e chi, invece, vive condizioni di fragilità. Il pericolo di un processo “giusto” solo per i ricchi non è un’astrazione. Il principio dell’uguaglianza sostanziale davanti alla legge, cardine della nostra Costituzione, interpella direttamente anche le comunità che amministriamo: un processo giusto non può essere un processo di classe.
Sostenere con convinzione il “No” significa, dunque, non solo difendere l’unità della magistratura quale presidio di indipendenza, ma anche scongiurare il rischio che interventi di questa natura possano incidere indirettamente sulla capacità della magistratura di esercitare con piena autonomia le proprie funzioni.
È proprio su questo punto che sento più forte la responsabilità di scrivervi.
Il nostro impegno in questa campagna referendaria è fondamentale innanzitutto per evitare che il silenzio venga interpretato come opportunismo o, peggio, come complicità in un processo di delegittimazione della magistratura proprio mentre essa esercita il suo ruolo anche nei confronti delle amministrazioni pubbliche.
La credibilità delle istituzioni locali passa dalla chiarezza del nostro atteggiamento. Abbiamo il dovere di spiegare ai nostri concittadini che la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, la frammentazione dell’organo di autogoverno della magistratura e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei suoi membri non rappresentano, a mio avviso, un passo avanti verso una giustizia più equa, ma rischiano di indebolire l’indipendenza dell’ordine giudiziario.
Da Succivo parte un invito semplice: non lasciamo che un silenzio accidioso — o peggio complice — accompagni una riforma che riteniamo ingiusta e pericolosa.
Come Sindaci abbiamo il dovere di offrire alle comunità che rappresentiamo l’esempio di istituzioni che scelgono, che partecipano, che contribuiscono, il prossimo 22 marzo, alla vittoria del “No”, per difendere quel principio sul quale abbiamo giurato: rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena e reale uguaglianza dei cittadini.
Con stima,
Il Sindaco di Succivo
Salvatore Papa

