Sant’Arpino, inizia male l’avventura di Di Mattia. Spieghi ai santarpinesi la presa d’atto dell’articolo 64 sull’incompatibilità di Di Serio che ha sottoscritto nel decreto numero 17

SANT'ARPINO. Nervoso, prepotente e poco elegante. Così è apparso il neo sindaco Ernesto Di Mattia al suo primo consiglio comunale che si è tenuto ieri sera nell'aula consiliare di via Mormile.

Uno scontro, quello che la fascia tricolore ha avuto con il consigliere di minoranza Salvatore Lettera, che fotografa chiaramente quello che sarà il suo modus operandi. Predica bene e razzola male, Di Mattia. In campagna elettorale ha riempito i suoi discorsi con termini come "confronto", "democrazia" e "trasparenza" ma poi, alla prima occasione utile, con il suo atteggiamento ostile ha rinnegato tutto. Durante la riunione di ieri sera ha continuato a raccontare favole ma, alla fine, si è sottratto al dibattito con il primo eletto delle scorse elezioni. Ha dato uno schiaffo a 676 santarpinesi. Gli stessi a cui aveva già mancato di rispetto quando mise le mani dietro la schiena nel momento in cui, durante la proclamazione, fu pronunciato il nome di Lettera. È il suo incubo.

Al centro della querelle tra Di Mattia e Lettera la nomina in giunta di Ernesto Di Serio. Con il decreto numero 17 del 13 ottobre 2021 (protocollato il giorno dopo) il primo cittadino nominava gli assessori tra cui Di Serio a cui venivano affidate le deleghe ai lavori pubblici, all'edilizia privata, all'abusivismo e condono edilizio, all'edilizia scolastica e alla mobilità urbana. Con il documento il sindaco prendeva atto formalmente che "l'articolo 64 del decreto legislativo 267/2000 (Tuel) al comma 4 stabilisce che il coniuge, gli ascendenti e i discendenti, i parenti e affini entro il terzo grado, del Sindaco non possono far parte della rispettiva Giunta né essere nominati rappresentanti del Comune". Non se n'era accorto, Di Mattia, che Di Serio non poteva entrare nell'esecutivo perché marito di sua nipote e, quindi, suo affine di terzo grado. Con trent'anni di esperienza negli Enti Locali e una serie interminabile di titoli tra cui due Master sui controlli degli Enti locali Di Mattia non sapeva dell'articolo 64 del Tuel. Ha perso la memoria per qualche minuto, può capitare. Fortunatamente, però, Di Serio si è dimesso prima del consiglio comunale. Ha rinunciato all'incarico, probabilmente per un'illuminazione divina, poche ore prima dell'arrivo a Palazzo Ducale di una nota con cui il Prefetto, su richiesta dei consiglieri Iolanda Boerio e Salvatore Lettera,  sottolineava che "nel caso posto all'attenzione di quest'ufficio (incompatibilità di Di Serio, ndr) intercorre un rapporto di affinità di terzo grado risultando, pertanto, applicabile la causa di incompatibilità alla carica di assessore/vice sindaco prevista dall'articolo 64 comma 4 del D.Lgs. numero 267/2000". Al suo posto è stato nominato Gennaro Capasso che, assessore dimissionario con l'amministrazione precedente, ha ritrovato improvvisamente la serenità perduta.

Un errore grossolano, quello del sindaco. Uno sbaglio che, però, è risultato poco rilevante rispetto al suo atteggiamento nell'assise pubblica con il consigliere Lettera. Quest'ultimo, quando il sindaco ha comunicato al consiglio la giunta comunale, aveva chiesto la parola per chiedere spiegazioni sulla vicenda. Il sindaco, che in quel momento guidava il consiglio in quanto non era ancora stato nominato il presidente, non gliel'ha data ponendosi, nei confronti dell'esponente dell'opposizione, in modo arrogante e poco consono all'aula consiliare che dovrebbe rappresentare il cuore della democrazia e del confronto. E così, mentre il professore Giuseppe Limone, garante di questo gruppo politico e di Di Mattia, è "desaparecido", il teatro del dibattito politico si è trasformato in un mercato rionale. Avrebbe dovuto semplicemente ammettere l'errore, dare la parola all'esponente di "Progetto Politico per Sant'Arpino" e, in base ai principi di trasparenza tanto sbandierati nell'ultimo mese, spiegare ai cittadini le cose come stavano. E invece no. Quindici giorni dopo la proclamazione la situazione è già sfuggita di mano ad un sindaco che a chiacchiere vuole essere "il sindaco di tutti i santarpinesi" ma che, poi, non riesce a garantire la serenità neanche ai suoi colleghi di maggioranza. E le favole che racconta sono inutili: Sant'Arpino ha bisogno di un sindaco che sa fare il sindaco, dietro la scrivania, per strada e nell'aula consiliare.

Id.Ur.

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