Sant’Arpino. Il 9 maggio “Marginale II” all’Opificio Puca sarà l’unico appuntamento fuori da Napoli inserito nel calendario del Festival Internazionale napoliGROUND

NAPOLI. Nell'ambito della stagione concertistica che celebra il Bicentenario del trasferimento nell’attuale sede del conservatorio di San Pietro a Majella e della denominazione di Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella, napoliGROUND trasforma il tessuto urbano in un laboratorio internazionale per le arti soniche e la sperimentazione intermediale. La sinergia tra il Conservatorio “San Pietro a Majella”, il collettivo Napoli Totale Elettronica, il Museo Madre, il Teatro Bellini, la Fondazione Pietà de’ Turchini, l’Opificio Puca e L'Asilo istituisce un dialogo osmotico tra enti di Alta Formazione, poli dell'arte contemporanea e dello spettacolo, circuiti di ricerca indipendente e beni comuni.
In questa rete di spazi, la pratica musicale elettronica opera come un processo relazionale e collettivo fondato sulla ricerca teorica, sulla prassi compositiva e sulla performance dal vivo. L’ascolto ridisegna le relazioni umane e la tecnologia diventa uno strumento condiviso, superando le tradizionali gerarchie tra chi crea e chi partecipa. Il suono si fa pratica di co-creazione: un atto di cittadinanza sonora che radica la sperimentazione nel vivo della comunità.
Questa visione attraversa dieci giorni di programmazione tra spazi storici, archeologie industriali e luoghi di democrazia partecipativa. Dalle esplorazioni intermediali di Marginale II alle sculture sonore site-specific di Re/Compose, fino all'orizzontalità dell'Orchestra Elettroacustica Officina Arti Soniche (OEOAS) e ai laboratori di liuteria pneumatica, napoliGROUND attiva architetture soniche concrete e, al contempo, permeabili. l fulcro teorico della rassegna è la prima edizione di SPaMEC 2026 (San Pietro a Majella Electroacoustic Conference) , quest'anno dedicata al tema "SOUND · CROSSING · COMMUNITIES", che esplora l’improvvisazione radicale, la composizione collettiva e le ecologie virtuali.
Con la partecipazione di figure chiave della sperimentazione sonora internazionale — tra cui Manuella Blackburn, Cedrik Fermont, Jean-François Laporte, Klaus Filip, Christian Kobi e Radu Malfatti — il progetto è un cantiere aperto, in cui la prassi elettronica agisce come dispositivo di resistenza culturale e abilita forme inedite di consapevolezza collettiva.
COORDINATE
La rassegna si sviluppa attraverso cinque assi d'azione, concepiti per trasformare la produzione sonora in un vero e proprio dispositivo di attivazione estetica, culturale, politica e sociale:
Cooperazione culturale: napoliGROUND si configura come un'architettura acustica permeabile, in cui istituzioni accademiche, centri indipendenti e beni comuni dialogano alla pari. Il progetto, oltre a diffondere contenuti, crea un vero e proprio "reticolo di frizione sonora": un laboratorio urbano di coabitazione in cui il rigore della ricerca accademica si contamina costantemente con le urgenze del territorio.
Decostruire e Co-creare: La rassegna supera la forma del concerto tradizionale nella prassi e nella fruizione, smantellando la rigida triade performer-strumento-pubblico. Attraverso l'impiego di protocolli di improvvisazione condotta e la negoziazione collettiva del suono, il progetto neutralizza le gerarchie tra creatore e fruitore. L'evento musicale diviene così un processo comunitario capace di generare una vera e propria agenzia sonica e di attivare forme inedite di partecipazione estetica e sociale.
Sperimentare la Didattica: il programma trasforma la formazione accademica in un'esperienza di produzione reale, mettendo in diretta connessione il lavoro degli studenti con le pratiche di maestri internazionali. Questo approccio assicura un'importante ricaduta scientifica, consolidata dall'indagine sulle nuove liuterie e dalla pubblicazione degli atti del convegno.
Riscrivere il SUOLO attraverso il Suono: La rassegna elegge il "suolo" (GROUND) e il tessuto urbano come campi di indagine materiale. Il suono diventa lo strumento per riabitare gli spazi di archeologia industriale e i luoghi d'uso civico, traducendo la ricerca teorica in una prassi performativa situata. L'azione sonora diventa così uno strumento di riscrittura architettonica, capace di trasformare lo spazio urbano in un vero e proprio dispositivo di resistenza culturale.
Dematerializzare la Trasmissione dei Saperi: il progetto adotta un approccio integralmente "paperless". La scelta di distribuire i materiali in formato digitale non è una semplice ottimizzazione logistica, ma risponde alla precisa volontà di ridurre l'impatto ecologico e di incentivare una circolazione del sapere sostenibile e trasparente.
MARGINALE II
9 MAGGIO | OPIFICIO PUCA
Festival di Arti Transmediali e di Musica Eletronica
Ingresso a sottoscrizione libera (contributo consigliato: 10€)
Organizzato da Napoli Totale Elettronica e da Opificio Puca, Marginale è un festival dedicato all’esplorazione delle musiche acusmatiche e delle pratiche improvvisative radicali. Giunto alla sua seconda edizione, il festival si propone come un dispositivo di resistenza culturale e politica: all’estrema polarizzazione economica e all’atomizzazione sociale, Marginale risponde generando comunità istantanee.
L’improvvisazione è inteso come esercizio di ascolto reciproco e di cooperazione orizzontale, capace di scardinare le logiche del dominio e riattivare spazi di relazione autentica.
Il festival trova la sua collocazione ideale nell’Opificio Puca, dove la ricerca sonora si intreccia con l'archeologia industriale. Per la diffusione audio spazializzata, il festival si avvale di Volta, un sistema di diffusione Ambisonics portatile e open source, progettato per emancipare l’audio spaziale dai circuiti istituzionali e portarlo in contesti indipendenti. Attraverso l'uso di diffusori stampati in 3D e di una configurazione ottofonica allestita nella Sala delle Ceneri, il festival trasforma lo spazio in un campo di indagine immersiva. Il programma 2026 vede la partecipazione di figure storiche della sperimentazione internazionale — come Klaus Filip, Christian Kobi, Radu Malfatti e Jean-François Laporte — accanto a una selezione di opere acusmatiche e di performance soliste, consolidando un ecosistema in cui la circolazione del sapere tecnico e la radicalità espressiva alimentano processi collettivi di consapevolezza critica.

